Letteratura

Giallo: il colore della paura (filmografia)

  • Scritto da Gabriele Galanti
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L'immediato affiatamento tra letteratura poliziesca e cinematografo è testimoniata molto presto a seguito del grande successo popolare sorto dopo le opere di A. Poe e A. Conan Doyle.
Già dal 1906 in Francia compaiono i così detti Serial del muto con due episodi di Nick Carter girati da Victorin Hyppolyte Jasset (foto 1) che ottengono grandissimo successo e scatenano imitazioni sia in tutta Europa che negli Stati Uniti.
I vampiri con Fantomas sono del 1915-16 (foto 2), in Italia l'eroe fu Za la mort interpretato e diretto da Emilio Ghione nella serie I topi grigi del 1918 (foto 3); il capolavoro del genere è considerato I ragni di Fritz Lang nel 1919 (foto 4) del 1919.
Erano opere a episodi che praticamente costituivano, nel loro insieme, un film intero: ognuno degli episodi veniva proiettato nella stessa sala per una settimana. La conclusione di ogni “puntata” era caratterizzata da un colpo di scena con un finale aperto a differenti possibili soluzioni per “costringere” lo spettatore a ripresentarsi la settimana seguente per vedere come andavano le cose! Questa tecnica definita cliffhanger (essere sull'orlo del precipizio) è diventato tuttora molto utilizzata in letteratura al cinema e per televisione.
Negli anni '20, dopo la prima guerra mondiale, si sviluppò in Germania quel movimento definito espressionismo cinematografico le cui principali opere furono Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene (1920) (foto 5) e Metropolis di Fritz Lang (1927) (foto 6) dove l'uso di modalità stilistiche esasperate suscitava nello spettatore emozioni e sensazioni molto forti. Ambedue i film appartengono ancora al muto ma se il primo è visto come il simbolo della difficile distinzione tra allucinazione e realtà aiutato anche da una scenografia assolutamente irreale, il secondo rimane il prototipo del moderno cinema di fantascienza che ha ispirato pellicole come Guerre Stellari di G Lucas (1977) (foto 7) e Blade runner di R. Scott del 1982 (foto 8). Erano questi gli anni in cui il pittore statunitense Edward Hopper (foto 9) rappresentava paesaggi urbani tristi e cupi e interni di case spesso desolate e disadorne di una disarmante bellezza in perfetta sintonia col cinema dell'epoca. Tutte queste manifestazioni artistiche vengono identificate come prodromi dei film noir.
Se il primo film parlato è quel The Jazz singer (foto 10) di Alan Crosland del 1927, è proprio in quello stesso anno che compare, ancora muto, Le notti di Chicago di Josef Von Sternberger (foto 11) primo gangster –movie della storia.
Proprio in questo periodo molti cineasti di fede ebraica, a causa dell'avvento del regime nazista, furono costretti a fuggire negli U.S.A. Tra loro Fritz Lang, Otto Preminger, Edgar Ulmer, Robert Siodmak, Billy Wilder, Jacques Tourner. Saranno in gran parte questi i registi che definiranno i temi dei noir classici: angoscia, ossessione, alienazione, terrore, sesso.
In letteratura, intanto, come abbiamo visto, si era sviluppata attraverso la Rivista Black Mask un nuovo filone letterario definito hard-boiled. Furono proprio queste storie e i loro autori a dare origine e ispirare i migliori noir degli anni quaranta e cinquanta.
Ma in quegli anni i film e i loro registi dovettero fare i conti con il Codice Hays (foto 12). Cos'era?
Già con l'avvento del sonoro (1927) l'Associazione dei produttori e distributori dei film negli U.S.A. aveva rilasciato una lista di divieti circa la moralità dei temi principali trattati nelle pellicole. I registi, tuttavia continuavano a realizzare ciò che volevano e i tagli proposti di alcune battute o di alcune scene non venivano fatti. Dopo la pubblicazione del Codice Hays le restrizioni dovettero essere applicate ancora più drasticamente:
- Nessun film doveva abbassare gli standard morali degli spettatori
- Il pubblico non andava indirizzato verso il crimine, il male, il peccato.
- Le scene di nudo o di danze lascive andavano eliminate
Ecc, ecc, ecc.
Famosi sono alcuni casi che ne seguirono:
- Proibizione dell'importazione del film Estasi di Gustav Machaty (1933) (foto 13) in cui la splendida attrice Hedy Lammar appariva, per la prima volta sulla schermo, completamente nuda.
- Taglio di una scena di nudo nel film Tarzan e la compagna di C. Gibbons (1934) (foto 14): era il secondo film di Tarzan del grande Y. Weismuller 5 ori olimpici nel nuoto!
- Proibizione per lunghi anni (1941-1946) della proiezione del film western Il mio corpo ti scalderà (foto 15) perché nelle locandine il seno della mitica Jane Russel appariva troppo “prosperoso”. C'è da dire che anche il titolo italiano del film è un po' meno innocente dell'originale The outlaw, Il fuorilegge!
Il Codice Hays verrà abolito solo nel 1967!
Una curiosità: Hedy Lammar (Eva Maria Kiesler 1914-2000) (foto 16) viennese, famosa per la prima scena di nudo nella storia del cinema, se non fu, forse, la più bella donna dello schermo, è stata certamente la più intelligente. È stata infatti un'inventrice nel mondo della moderna tecnologia delle telecomunicazioni: inventò un sistema segreto che permetteva di guidare i siluri verso i bersagli nemici. Questa invenzione è alla base delle moderne comunicazioni wireless, senza fili: possiamo dire che i computers portatili e i telefoni cellulari, la navigazione internet, sono possibili grazie alle intuizioni geniali della bella attrice!
Ma torniamo ai nostri noir degli anni '40.
Al di là delle assurdità delle classifiche “I primi 10 noir della storia” o simili, è indubbio che pellicole come:
- Rebecca di Hitchcock 1940, Il falcone maltese di Houston 1941, Il bacio della pantera di Tourner 1942, La fiamma del peccato di Wilder 1944, La scala a chiocciola di Siodmak 1945, Lo straniero di Wells, Gilda di Widor, I gangsters di Siodmak, Il grande sonno di Hawks tutti del 1946, Giungla d'asfalto del 1950 sono pellicole che rimarranno per sempre nella storia del cinema.
Se poi aggiungete ai grandi registi appena citati una serie di attori quali Barbara Stanwich (foto 17), Edward G. Robinson (foto 18), Humprey Bogart (foto 19) Laureen Bacall (foto 20) Robert Mitchum (foto 21) Rita Hayworth (foto 22) per citarne alcuni. Allora capirete che il mix autore/interprete/ regista era divenuto perfetto.
Negli anni '60 in Francia compare il cosiddetto filone polar (policier+ noir) a cui appartengono I diabolici di Clouzot 1954 e Rififi 1955 di Dassin con attori quali J. Gabin, L. Ventura, M. Morgan, Jeanne Moreau, P. Noiret. P. Leroy.
La cinematografia prosegue poi nel post-noir con Polanski Chinatown 1974 e nel neo-noir di Kasdan Brivido caldo 1981 e Velluto blu di Linch 1986.
Nel 1994 Quentin Tarantino presenta Pulp Fiction che pare quasi un compendio della filmografia gialla spaziando dal noir all'horror al gangster-film.
Recentemente (2006) Brian De Palma, con la bellissima Scarlett Joansson ci hanno presentato Dalia nera (foto 23) di quel fossile vivente dell'hard boiled che è J. Ellroy.
Vorrei infine soffermarmi brevemente su due assoluti capolavori del cinema di tutti i tempi che sono anche due noir.
La morte corre sul fiume, The night of the hunter è del 1955 (foto 24) ed è anche l'unica regia di quel grandissimo attore di teatro e di cinema che fu C. Laughton (foto 25). La storia è una fiaba nera ambientata in un'atmosfera onirica e orrifica che si racchiude nelle parole tatuate sulle dita del predicatore invasato (foto 26) Love e Hate: amore e odio. R. Mitchum è qui veramente straordinario: mescola un sorriso mellifluo accompagnato da una voce suadente a improvvisi scatti di follia omicida. Laughton ci presenta un noir angosciante per cui affermò: “voglio gli spettatori inchiodati alla sedia con lo sguardo fisso sullo schermo e gli occhi sbarrati”. E c'è riuscito! Aiutato anche da una straordinaria fotografia che propone un continuo contrasto luce-ombra, fedele ai canoni più classici del genere.
E, se il silenzio irreale domina la scena del ritrovamento del cadavere, con i lunghi capelli della ragazza che fluttuano nell'acqua come alghe (foto 27), l'ossessionante motivo fischiettato nella notte induce un ansioso crescendo di paura e di terrore.
Il film non ebbe quel successo che Laughton si aspettava (e meritava) e così rinunciò alla regia per sempre. Un vero peccato !
Se il 1958 è l'anno in cui si è soliti porre la fine del noir classico, l'ultima parola la volle Orson Wells (foto 28). Dopo alterne vicende, Orson si decise a dirigere The touch of evil, L'infernale Quinlan (foto 29), con un cast d'eccezione, Charlton Heston ( foto 30) Janet Leigh (foto 31) Marlene Dietrich (foto 32).
L'inizio del film sottolinea immediatamente l'altissima arte del regista: un piano sequenza di oltre 3 minuti segue un 'auto (a bordo della quale sappiamo esserci una bomba) che fiancheggia un viale su cui una coppia di innamorati cammina felice. Non appena l'uomo si ferma per baciare la moglie, la bomba scoppia. Che incipit!
La storia è quella del contrasto tra un poliziotto messicano per bene e quello locale, prepotente, razzista, brutale e cinico. Il sempre attuale scontro tra bene e male.
L'opera grandiosa di Wells è accompagnata da una musica che si adatta perfettamente alle atmosfere tragiche e torbide del film, sempre in accordo con dialoghi e luoghi. E sapete chi è l'autore? Quell' Henry Mancini che ha composto il motivo della Pantera Rosa!
E se il 1958 è l'anno di chiusura del noir classico chiudiamo qui anche noi la nostra breve e affrettata carrellata.

Giallo: il colore della paura

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Perché il racconto che riguarda la descrizione di un crimine, di un assassinio, di un sequestro o di un grave atto di violenza ci affascina ?
La risposta non è semplice e comunque non è una sola.
Interrogato sul problema il grande regista Fritz Lang rispose: “Perché l'assassinio stimola in modo così evidente la fantasia di tutti noi? E perché Shakespeare che scrisse pochissime opere senza almeno un assassinio è il più grande drammaturgo?”
Senza entrare in schemi psicoanalitici, è certo che la ricerca del colpevole di un atto criminoso, da un lato gratifica il nostro senso di giustizia (“va punito!”), dall'altro ci coinvolge, a gara con chi ricerca la verità, sia un privato che professionista, per scoprire indizi, tracce, errori, fino alla soluzione finale.
Anche sentirci diversi dal “cattivo” gratifica il nostro buonismo, ci rassicura. Il racconto, la favola per adulti dell'eterna lotta tra Male e Bene, come avviene nella vita di tutti i giorni, è uno dei motivi per il costante successo di questa letteratura che, se di buona qualità, ci propone in continuazione colpi di scena, imprevisti che ci avvinghiano alla storia, ci impediscono di smettere la lettura. Ecco che il mistero ci chiama, ci coinvolge, va conosciuto fino alla verità finale, che è sempre diversa da quella che subdolamente ci era stata fatta intravedere e suggerita.
L'adrenalina, l'ansia, il nodo alla gola sono sempre un buon termometro per la febbre che il romanzo giallo deve indurre.
Ecco dunque alcune, ma non tutte, delle motivazioni che hanno assicurato alla narrativa gialla, fino dalla sua nascita, un successo sempre crescente.
Ma quando è nata questa narrativa popolare e perché è definita “gialla”?
Credo che molti di voi siano al corrente che il termine “giallo” sia un'accezione squisitamente italiana dovuta al fatto che, quando l'editore Arnoldo Mondadori, nel 1929, pubblicò una serie di romanzi polizieschi, il grafico incaricato (Lorenzo Montano) ideò il nome di “Gialli Mondadori” per la collana. Giallo era dunque il colore della copertina.
Per curiosità la copertina del Giallo n. 1 ha uno slogan estremamente significativo “ogni pagina una emozione”. Era il romanzo “La strana morte del signor Benson” di S. S. Van Dine che aveva tratto il suo pseudonimo (il realtà si chiamava Huntington 1887-1939) da S = smart S = set (smart set era il nome di una rivista che lui dirigeva) Van Dine perché diceva di assomigliare al pittore Van Dick.
È dunque solo in Italia che si leggono romanzi gialli: in Francia sono “roman policier”, in Germania “krimi”, in lingua anglosassone “detective o crime story”, in Spagna “novela de suspence”.
Per alcuni studiosi la nascita di questo tipo di narrativa risale addirittura alla Bibbia:
- con la “storia di Susanna e dei vecchioni”: nel libro di Daniele il giovane futuro re scopre che l'accusa rivolta alla bella Susanna era ingiusta.
- con l'Edipo Re di Sofocle (V secolo a.C.) con il re di Tebe che indaga per scoprire l'omicida del suo predecessore Laio che si rivelerà essere lui stesso, assassino inconsapevole del padre e sposo della madre
- con Zadig di Voltaire (1748)
- con romanzi cinesi BaoGong del 18° secolo
È comunque comune abitudine fare coincidere l'inizio della letteratura del genere con i “Delitti della via Morgue “ di Edgard Allan Poe nel 1841.
Qui compare Auguste Dupin, padre di tutti i futuri Sherlock Holmes, Poirot, Miss Marple, Marlowe, Maigret, Montalbano, ecc.
Poe scrittore, giornalista, critico letterario, poeta, editore, nei suoi brevi quarant'anni di vita (1809 – 1849) fu uno dei più grandi letterati USA.
Nel 1868 fu la volta della “La pietra di luna” di W. Collins pubblicato a puntate sul periodico londinese “All the year round” diretto da C. Dickens a sua volta autore di gialli.
Per curiosità nel 1972 da “La pietra di luna” fu tratto uno sceneggiato televisivo in Italia con Valeria Ciangottini ed Enrica Bonaccorti come interpreti.
“Il mio cadavere” pubblicato in dispense tra il 1851 e il 1853 fu il primo giallo italiano. L'autore era quel F. Mastriani che aveva scritto anche “La cieca di Sorrento” e altri romanzi di successo.
È curioso l'atteggiamento di Mastriani nei confronti della sfortuna, del malocchio, credenza tipicamente napoletana come lui. “Ci credo, anzi ci stracredo” diceva e come antidoti consigliava il corno e il ferro di cavallo. Questi oggetti venivano da lui chiamati “preservativi efficacissimi”.
Evento fondamentale per la fortuna del genere fu comunque la presentazione nel 1887 di “Uno studio in rosso” di Artur Conan Doyle il cui narratore, Dr. Watson, presenta la scienza a cui si attiene Serlock Holmes: la deduzione.
Da qui il giallo deduttivo, quello classico che, iniziato da A. Dupin, ebbe lunga vita.
Il genere sempre più considerato dalla critica e da autori sempre più importanti, andò ampliando le sue trame e i suoi intrecci fino a produrre diverse “sottospecie” che ne vogliono indicare le differenti appartenenze:
- Giallo ad enigma detto anche “Whodunit” contrazione dall'inglese “ who has done it? “Chi l'ha fatto?”
- Giallo americano, nato dalla letteratura hard-boiled (che vedremo tra poco)
- Giallo psicologico (es “La scala a chiocciola” della Rineheart)
- Serie di Fantomas, Arsenio Lupin, padre Brown, Maigret, Nero Wolfe) …
- Gialli storici come quelli di M. Doody che utilizza come detective il grande filosofo Aristotele!
Il giallo Americano, è nato dalla cosiddetta letteratura hard-boiled (1920-1940) tuttora presente con lo scrittore James Ellroy autore di L.A.confidential, Dalia nera e che proprio in questi giorni è uscito in Italia con il suo ultimo lavoro “Perfidia”

Il termine hard-boiled è preso dall'arte culinaria: un uovo è hard-boiled se è ben cotto, sodo, duro come questa letteratura realistica, dura, intrisa di violenza e di sesso.
Le opere del genere venivano pubblicate su riviste con copertine molto colorate le cui pagine interne erano stampate su carta non rifilata di polpa di legno (pulp) di bassa qualità: è da qui che deriva il termine “pulp fiction” che ha dato il titolo al film di Q. Tarantino del 1994.
Molte sono le opere cinematografiche di grande successo tratte da questa letteratura, come vedremo nella parte dedicata alla filmografia.
Il genere letterario, nato durante la grande depressione del 1929, del proibizionismo, dei gangster come Al Capone, ebbe come autori principali
- D. Hammet, lui stesso agente dell'Agenzia Pinkerton nel 1930 scrisse “Il falcone Maltese” col detective Sam Spade che riscosse un grandissimo successo
- R. Chandler pubblicò sempre nel 1930 “Il grande sonno” con l'investigatore Philipe Marlowe, un lupo solitario dal carattere malinconico.
- M. Spillane nel 1947 pubblicherà “Ti ucciderò” con il detective Mike Hammer
Vorrei soffermarmi su Rymond Chandler, che fin dal suo primo romanzo (Il grande sonno) rivela una nuova e insolita capacità di coinvolgere il lettore con avventure avvincenti, azioni imprevedibili, ma non impossibili, colpi di scena e soprattutto un dialogo diretto, nuovo nelle espressioni, nelle battute ironiche perfino nei momenti più tragici.
Nel racconto “Blues di Bay City” e nel romanzo “ Addio mia amata” Chandler, o Marlowe che dir si voglia, è frenetico e le azioni e i dialoghi sono indimenticabili.
“Ma come fa ad essere così straordinario?” dice lei
“Avanti – grugnisce lui – dite tutto”
e allora lei, seria: “Avrei voglia di essere baciata! accidenti a voi!”
Chandler non è un semplice giallista ma un letterato padre di quello scorbutico detective P. Marlowe a cui “piacciono le ragazze splendide e vistose, ciniche, ma soprattutto cariche di peccati”.
Se poi i suoi eroi avranno nei film il volto più brutto di Hollywood, come era H. Bogart (ma che fascino!) o del duro (ma che fisico!) Robert Mitchum e che lei è una dark lady dal sex-appeal irresistibile come Lauren Bacall allora capirete come il quadro sia perfetto !
È curioso ricordare che i thriller con protagonisti avvocati, tipo Perry Mason, trovino i loro antenati nel V secolo a.C. Sono stati indicati infatti nell'oratore per casi di omicidio Antifonte di Ramnunte e Lisia, giurista di Atene, nella cui orazione “per l'uccisione di Eratostene” riesce a dimostrare come Eufileto, marito tradito, non abbia premeditato il suo omicidio, ma scoperti gli amanti in flagrante adulterio, si sia attenuto al “fonos dicaios – delitto d'onore” previsto dalle leggi di Dracone.

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