Allarme C02

  • Scritto da Claudio Franzoni

La Noaa (National Oceanic and Atmosferic Administration) ha riportato recentemente una nota che si può riassumere in: bruciando carbone e petrolio abbiamo riportato l’orologio del pianeta a oltre 3 milioni di anni fa, un’epoca in cui l’homo sapiens non esisteva e i mari erano più alti di 30 metri.  Dietro questa notizia vi è un dato: la CO2 in atmosfera è arrivata a una concentrazione di 400 parti per milione (quando la concentrazione di sicurezza di anidride carbonica in atmosfera  è di 350 parti per milione. Un bel guaio. Ma non è finita. “Il tasso di crescita della concentrazione di CO2 in atmosfera è senza precedenti”, denuncia Greenpeace. “Se le emissioni di gas serra continueranno con questo ritmo si raggiungeranno le 1.000 parti per milione nel giro di 100 anni”. Di questi giorni la notizia che l’inquinamento in Cina ha raggiunto livelli record. Un’intera città, Harbin, è stata chiusa a causa dello smog, che ha superato di 50 volte il limite consentito per legge. La maggior parte delle attività sono state sospese, le strade sono rimaste chiuse al traffico, si sono fermati gli aeroporti e le scuole non hanno aperto. Tutto a causa della presenza di una vera e propria nebbia causata dalle polveri sottili, che ha ridotto la visibilità a 10 metri.

Dunque si rischia di arrivare a quadruplicare la concentrazione di gas serra, mentre già l’ipotesi del raddoppio viene considerata catastrofica dagli scienziati”.

Dovremmo ridurre le emissioni ma le stiamo aumentando. Il mancato decollo della seconda fase del protocollo di Kyoto ha fatto venir meno l’unico strumento internazionale che era riuscito a invertire il processo (sia pure solo per una parte dei paesi industrializzati) spingendo sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili.

 

Abbiamo un decennio per salvare il pianeta

Secondo il nuovo rapporto dell’Ipcc, il comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici sotto l’egida dell’ONU, sono da prevedere temperature globali in aumento e conseguenze  gravi sulle persone e sui sistemi naturali del pianeta. Consideriamo che non è la natura, ma l’uomo la causa principale di questo disastro. Secondo le anticipazioni dell’Ipcc, lo scenario peggiore è che i mari saliranno di 62 centimetri e la temperatura crescerà di 3,7 gradi rispetto al periodo 1986-2005, sfondando il muro dei 4 gradi rispetto all’epoca preindustriale. Nello scenario più favorevole, i mari cresceranno di 24 centimetri e la temperatura aumenterà di un grado rispetto al periodo 1986 - 2005, dunque di 1,7 gradi rispetto all’epoca preindustriale. Per ribaltare tutto ciò  dovremmo riuscire a limitare sempre per il 2100 la concentrazione di gas serra nell’atmosfera entro il tetto di 421 parti per milione di CO2. Ciò significa ridurre immediatamente e in modo drastico il ricorso ai combustibili fossili responsabili, assieme alla produzione di cemento, dell’89 per cento delle emissioni, e bloccare la deforestazione, che pesa per il rimanente 11 per cento. Anche per il WWf le temperature sono in pericoloso aumento: Il nostro ambiente naturale sta lanciando un appello di sofferenza e lo stiamo ignorando a nostro rischio e pericolo - ha detto Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - ma se i governi agiscono ora, in modo completo e immediato, avranno la possibilità di cambiare il pericoloso percorso che abbiamo intrapreso.

L’economia del futuro è  “green”

I paesi scandinavi hanno detto no agli investimenti verso le centrali di carbone all’estero. Un piccolo passo per l’ambiente, ma significativo dei cambiamenti di politica energetica che molti paesi, a volte malvolentieri, stanno attuando. Questo trend non è solo il frutto delle campagne ambientaliste contro l’inquinamento e il riscaldamento globale, ma deriva anche dalle indicazioni dell’Ipcc, come abbiamo riportato. Quello dei paesi scandinavi è indubbiamente un segnale forte, che insieme ad altri segnali può creare una tendenza. Quest’estate due notizie hanno allietato i sogni di ambientalisti e attivisti. La Banca mondiale ha infatti dichiarato che non investirà più in centrali di carbone e la Bei (la banca europea degli investimenti) ha deciso di eliminare i finanziamenti destinati alla costruzione di centrali elettriche a carbone, a meno di rare circostanze. Va detto che già durante il G20 di Pittsburgh nel 2009 i leader si impegnarono a eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili a medio termine, fornendo un sostegno mirato per i più poveri’. Numeri alla mano sembra che il treno verso le sostenibili debba essere preso, non solo per questioni etiche, ma anche prettamente economiche, perché il passaggio alle rinnovabili prima si fa, meno costerà. Il tutto, parametrato, alla spesa della decarbonizzazione che è minima rispetto ai costi che si dovranno per ricucire la catastrofe ambientale dovuta all’inquinamento. Tanto per chiarirci meglio, è lo stesso concetto per il degrado ambientale. Un assiduo lavoro di prevenzione, anche se ha costi alti all’inizio, saranno ripresi e con interessi attivi quando non assisteremo alle solite catastrofi, oggi, anche solo per qualche temporale un po’ più forte della media.

Ormai i benefici delle rinnovabili non possono essere ignorati. E non solo quelli diretti. Non si possono ignorare perché, tra indifferenza e interessi, si rischia di superare quel punto di non ritorno che ne renderebbe il passaggio non più una prevenzione, ma risulterebbe una cura inefficace, anche perché in molti sostengono che bisognerebbe aspettare che finiscano i giacimenti di materiale fossile, prima di rivoluzionare un sistema che ha fatto crescere in tempi record l’economia di mezzo mondo. Ma con quali tempi? E poi, chi pagherà?

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