La conservazione dell'ambiente

  • Scritto da Claudio Franzoni
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Continuo la rubrica Ambiente analizzando questo mese tre punti chiave: la conservazione dell'ambiente, la riforma energetica e un diverso approccio morale e culturale che, insieme, devono costituire un unico modo di pensare e di agire.
Dobbiamo innanzi tutto riflettere sul fatto che un ambiente pulito e regolato nei suoi cicli è fondamentale per qualsiasi economia del mondo.
I cicli naturali erano perfetti nel loro susseguirsi fino a che l'uomo non ha avuto l'arroganza (cosciente) di rovinarli e non capendo (o capendolo che è ancora più grave) che non esiste nessun tipo di sostituto per un ciclo idrologico stabile, o un ambiente sano che agevoli gli impollinatori o quanto le aree naturali possano contribuire alla stabilità ecologica e alla biodiversità di qualsiasi zona della terra.
Alle future generazioni, che saranno nel bene e nel male quelle che dovranno continuare la strada del risanamento del pianeta, questo sforzo, se ci sarà, sembrerà alla pratica paradossale se continuiamo a caricare ulteriormente l'atmosfera di CO2 ad un ritmo sconosciuto fino a qualche decennio fa.
Questo fatto, che di per sé è una contraddizione, deve essere eliminato, anche rianalizzando le spese pubbliche che, oggettivamente, vengono sostenute per pericoli molto più remoti di quelli che sono collegati al cambiamento climatico.
Sia ben chiaro che gli eventuali sforzi per ottenere anche solo attenuazioni del quadro attuale (attenuazioni e non, purtroppo, risoluzioni) non costituiranno una cura contro il cambiamento climatico se non si affronteranno, cancellando i meccanismi di base che hanno trasformato le moderne economie in macchine che emettono grandi quantità di Co2.
Tra le decisioni da prendere, e in fretta, vi è quella di agevolare sistemi fiscali che favoriscano le energie rinnovabili; favorire l’uso del metano sul petrolio e carbone; progettare programmi per l'efficienza energetica partendo dalle singole abitazioni (tesi, questa, sottolineata nel mio libro Siamo la verde. Dalla crisi energetica alle sfida per le energie rinnovabili,©In.edit edizioni 2014); creare le condizioni per una progressiva riduzione nell'uso delle auto private e del trasporto su gomma e la rimozione sistematica delle decisioni economiche e finanziarie che agevolano e promuovono l'utilizzo del carbone e del petrolio sulle altre forme di energia pulita.
Un motivo di speranza sarebbero le grandi convenzioni quadro sul cambiamento climatico. Tuttavia, come ho sottolineato in Siamo al verde nella parte dedicata ai vertici e alle conferenze mondiali, le convenzioni, dal punto di vista decisionale, sono solo all'inizio e rimandate tutte a Parigi nel 2015.
Ripeto che affrontare seriamente il cambiamento climatico richiederà una revisione sostanziale delle politiche perseguite fino ad ora e una revisione dell'etica “ecologica” del consumatore, anche se si sta assistendo alla velocizzazione delle ricerche sulle celle a combustibile alimentate a idrogeno e sulle auto elettriche.
Ma, ribadisco, le maggiori difficoltà e nello stesso tempo possibilità, sono morali e culturali.
Morali, perché dobbiamo lasciare ai nostri figli un mondo pulito e con le energie necessarie, invece siamo diventati addirittura agenti climatici e geologici capaci di distruggere l'ambiente che abbiamo intorno e che è ben visibile con il dissesto idrogeologico per incuria e indifferenza.
Culturale: perché bisogna ritrovare la forza per tornare a ricollegarci e a riappropriarci del rapporto con la natura. Dobbiamo tornare a vivere con la natura, perché anche noi siamo natura, perché viviamo con la natura e della natura come gli altri esseri viventi.
Non dobbiamo cadere nella trappola dell'indifferenza, perché questa crisi sarà risolta, se lo sarà, con il contributo di tutti.
Il cambiamento climatico ci ha fatto almeno constatare che la natura non è separata dall'uomo e che noi possiamo influenzarla anche positivamente, se si sarà capaci di superare la cultura consumistica che è ancora il meccanismo fondamentale che guida le decisioni a carattere sia governativo che del singolo.
Questa è una delle grandi battaglie da combattere. Dobbiamo ripartire con umiltà, consapevoli a tutti i livelli che qualcosa bisogna fare per cambiare le cose.

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