L'estinzione delle api

  • Scritto da Claudio Franzoni
  • Published in Ambiente
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Abbiamo scritto molte volte di api e dedicato loro anche una rubrica mensile. Questa volta occupiamo nuovamente le pagine dell'ecologia con loro, perché mi stanno arrivando delle relazioni su cosa le stia uccidendo, pur rimanendo un problema complesso, ma non irrisolvibile.
I fattori che si sa siano responsabili della loro estinzione sono: i pesticidi, la siccità, la distruzione del loro habitat naturale, il riscaldamento globale, e ce ne è quanto basta.
Come si può evincere dai punti sopra elencati, le cause della scomparsa sono in relazione tra loro e strettamente connesse (Claudio Franzoni, Siamo al verde, In.edit edizioni, seconda edizione 2014), delle quali il responsabile principale è l'uomo, il quale, alterando il loro habitat, le porta alla morte, habitat che oltretutto si riduce di anno in anno a causa dell'attività agroindustriale che distrugge praterie e foreste per lasciar spazio alle monocolture che sono contaminate dai pesticidi. Per fermare il processo di estinzione delle api dobbiamo rivedere il nostro sistema agricolo malato e distruttivo, perché l'impollinazione ha un'importanza economica fondamentale: il 90% del nutrimento mondiale si ha grazie all'impollinazione dalle api, contribuendo, solo per l'Europa (dati Commissione Europea), per una cifra pari a 22 miliardi di euro.
Le soluzioni esistono: la prima è evitare i pesticidi più letali e continuare sulla strada dell’agricoltura biologica. Basterebbe questo quale decisivo passo in avanti verso la consapevolezza che l'uomo può cambiare le cose e migliorarsi, contribuendo allo stesso tempo a migliorare il mondo in cui vive.
Ricordiamo, molto velocemente, che le api operaie vivono per alcuni mesi. Le colonie ne producono continuamente di nuove durante il periodo primaverile ed estivo. La produzione invece rallenta durante i periodi invernali per ristabilirsi in primavera.
Uno studio scientifico dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare mostra che i pesticidi più largamente nocivi sono quelli a base di nicotina, sia perché agiscono sul sistema nervoso dell'insetto sia perché si accumulano nelle singole api e quindi nelle colonie e nel miele. Basterebbe quindi solo un po’ di buonsenso per risanare e proteggere il mondo delle api. Il Bhutan, ad esempio, è il primo paese al mondo ad avere una politica agricola biologica al 100%; il Messico ha proibito il granturco OGM per proteggere le specie native; già otto paesi europei hanno proibito le colture OGM e l'Ungheria ha bruciato più di mille ettari di granturco contaminato da varietà OGM.
La questione delle api è solo uno dei tanti avvertimenti dell'ecosistema. L'equilibrio dei sistemi che regolano la terra è delicato e potrebbe raggiungere il punto di non ritorno e collassare.
La scomparsa delle colonie d'api, unita al riscaldamento globale e alla deforestazione,è una delle emergenze ambientali più urgenti.

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