Ockham anti-tradizionalista

  • Scritto da Lorenzo Franzoni

Rembrandt, Aristotele contempla il busto di Omero, 1653Il radicale empirismo di Ockham doveva portare ad una netta rivalutazione del problema scolastico, soprattutto per quanto riguarda la questione relativa all'esistenza divina, la cui realtà rimaneva un'incognita senza sbocchi per la conoscenza umana. Se tutta la conoscenza, infatti, si riduceva all'esperienza, ogni realtà che la trascendeva avrebbe valicato anche gli stessi confini cognitivi. Scienza e fede non mai così divise, poiché, quand'anche si avesse avuto una conoscenza intuitiva di Dio che potesse dimostrare la fede religiosa, sarebbe stata comunque impossibile per l'uomo. Gli articoli di fede, già oggetto di dibattito negli autori precedenti all'esperienza occamista, non erano più considerati da Ockham principi di dimostrazione e quindi nemmeno probabili, poiché “sono falsi a tutti o ai più o ai sapienti”. Possono trarre in inganno e apparire falsi anche e soprattutto a coloro che si servono della ragione naturale. La verità rivelata viene completamente bandita dal dominio della conoscenza. A questo quindi si riduceva la scienza pratica di Duns Scoto, la scienza per eccellenza, i cui principi erano indubitabili perché verità rivelate fondate sulle Sacre Scritture. La teologia cessa così di essere scienza, i suoi  principi non evidenti e non dimostrabili. Le stesse prove dell'esistenza di Dio non hanno più valore conoscitivo perché l'esistenza di una realtà è data all'uomo solamente attraverso la conoscenza intuitiva, di cui abbiamo già trattato, e quindi l'esperienza. Eterogeneità radicale. Ecco come si conclude l'esperienza scolastica che aveva visto da una parte la scienza, dall'altra la fede. Ogni prova elaborata nel corso dei secoli viene smontata sulla base dell'empirismo e della conoscenza intuitiva e quindi sull'assunto che si possa conoscere l'essenza di qualcosa solo sulla base di una conoscenza intuitiva della sua esistenza, attraverso un senso particolare ad esempio, dal momento che esistenza ed essenza non vanno mai disgiunte, scardinando così una volta per tutte il pensiero dell'Aquinate che si era avvalso ed era partito proprio dalla distinzione reale tra esistenza ed essenza per riformare la metafisica aristotelica. La critica di Ockham in definitiva è una critica alla metafisica tradizionale. Dalla prova ontologica a quella cosmologica, ritenuta fino ad allora la più forte (in cui vengono smontati i due assunti principali, ovvero che tutto ciò che si muove è mosso da altro e l'impossibilità di risalire all'infinito nella serie di movimenti), dagli attributi di Dio come unicità e immutabilità, che Egli sembra avere abbandonato con l'incarnazione che rappresenta una realtà inferiore, fino ad arrivare ai concetti cardine della metafisica aristotelica: materia e forma. Egli insiste sull'individualità dei principi metafisici e sul fatto che la materia possegga una propria attualità, indipendente dalla forma sostanziale. Attualità della materia che tuttavia esiste solamente nella sua estensione, poiché è impossibile che la materia sia senza estensione, dal momento che non c'è materia in cui una parte non sia distante da un'altra parte. Estensione quindi come la distanza reciproca delle parti nella materia. L'essere si svuota di ogni suo attributo per rispondere solamente al suo significato empirico ed intuitivo; così la sostanza è conosciuta solo attraverso i suoi attributi.

Due parole sul concetto di causa a questo punto sono d'obbligo. Ockham sostiene come dalla conoscenza di un fenomeno non si possa giungere alla conoscenza di un altro fenomeno che ne sia la causa o l'effetto, poiché non si conosce nulla senza che sia soggetto ad un atto di esperienza. Causa ed effetto, quindi, per quanto possano esser congiunte, devono essere soggette a due atti conoscitivi distinti. Ockham passo passo si allontana sempre più non solo dalla metafisica aristotelica, il cui culmine verrà raggiunto attraverso la critica alla causa finale, ma questo allontanamento corrisponde nello stesso tempo ad un allontanamento della questione teologica e ad una sua rilevanza nell'ambito della conoscenza umana.

Se da una parte di allontanamento si tratta, dall'altra vi è un suo progressivo avvicinamento a ciò che poteva essere a tutti gli effetti oggetto del suo empirismo: la natura. Anche qui, oggetto delle sue critiche è ancora una volta Aristotele e la sua fisica. Per la prima volta viene messa in dubbio la natura differente tra corpi celesti e corpi sublunari e la possibilità dell'esistenza di più mondi.

E con le valutazioni di Ockham sulla natura si chiude la riflessione medioevale e si aprono le porte al pensiero rinascimentale, di cui il Doctor invincibilis risulta essere un inaspettato portavoce e precursore, dal momento che alcune delle sue considerazioni, come abbiamo già affermato in precedenza, costituiscono il fondamento stesso della scienza moderna.

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