Il problema uomo

  • Scritto da Lorenzo Franzoni

Passività è materia, potenza; attualità è forma. Entro questi binari era sempre stato concepito l'uomo a partire da Aristotele. Duns Scoto affianca alla forma sostanziale dell'anima quella del corpo, la forma corporeitas, la forma del corpo in quanto corpo. Essa, che caratterizza il corpo organico, esiste indipendentemente dalla sua unione con l'anima. A fianco dell'anima, quindi, organo del pensiero e quindi sostanza o forma dell'uomo, Scoto pone la questione dell'attualità della materia,: come in Aristotele, in cui la materia era sempre in potenza e quindi passività. In Scoto la materia è atto non in quanto opposta alla passività ma al non essere. Nel De rerum principio vengono attribuiti tre significati alla materia: la materiaprimo prima è quella più indeterminata e quindi quella che più si allontana da una forma sostanziale; la materiasecundo prima è il sostrato soggetto a generazione e corruzione, che quindi possiede già una qualche forma sostanziale; la materia tertio prima è quella soggetta alle forze naturali e della quale l'uomo si serve anche nelle sue produzioni. Questa distinzione non solo non mette in dubbio l'unità della materia, ma la distingue anche dall'anima, che ha una sua singolarità, che, come in ogni cosa, rappresenta l'entità ultima, l'haecceitas, rifiutando ancora una volta il principio di individuazione tomistica come materia signata. Nel pensiero di Tommaso questa era la materia soggetta concretamente alle trasformazioni che condizionano la nascita e l'esistenza di un determinato corpo. L'haecceitas invece è la natura ultima e compiuta della materia, della forma e del loro composto. A fianco della forma corporeitas c'è la forma sostanziale dell'anima, della quale non è possibile dimostrarne l' immortalità, giacché Aristotele sosteneva che l'essere del tutto si distingue dall'essere delle parti che lo compongono (materia e forma). Non è possibile quindi affermare che l'anima abbia l'essere di per sé e quindi sia indistruttibile, giacchè essa non sussiste per suo conto e non può essere separata dall'essere. Diversamente quindi da Platone e Tommaso che avevano sostenuto per dimostrazione l'immortalità dell'anima, per Duns essa è pura materia di fede, e quindi non dimostrabile razionalmente. E così succede anche sul piano morale: l'aspirazione dell'anima alla beatitudine eterna ed ad una giustizia che remuneri l'azione dell'uomo. Anche qui: questione de fide, giacchè l'uomo può trovare la sua remunerazione nella sua stessa azione e così anche la prima pena del peccato può coincidere con l'azione stessa del peccato.

E La volontà? Parlando di azione non si può non parlare del ruolo che spetta alla libertà, una libertà a cui è soggetta la volontà umana e che condiziona inevitabilmente ed irrimediabilmente la vita morale dell'uomo. La volontà sceglie liberamente il bene e liberamente opta per il bene maggiore.  “La volontà non ha altra causa che sé stessa” , scrive Duns Scoto. Lo stesso intelletto dipende dalla volontà che essa asservisce e se ne serve come strumento d'azione.

“E se chiedi quale sia il suo modo di agire nei confronti della beatitidine (il presupposto è che la volontà né voglia necessariamente  né necessariamente detesti), una volta che la beatitudine le venga mostrata dall'intelletto, rispondo che per lo più essa farà l'atto di volerla, ma senza produrre necessariamente qualche atto; al contrario, la volontà può astenersi da ogni azione, una volta che le sia mostrata la beatitudine; altrimenti le anime semplici, quando apprendono qualche cosa che pertiene al fine ultimo, del quale non sanno se sia in relazione col fine ultimo, sarebbero tenute a volerlo, Pertanto la volontà può volere e non volere qualunque oggetto, e con l'uno e con l'altro può astenersi da qualsiasi atto particolare”(Opus Oxoniense, IV, d.49)

La libertà è quindi prerogativa della volontà, non dell'intelletto. Prendendo infatti come esempio le due nature dell'intelletto che conosce e dall'altra parte l'oggetto conosciuto, siccome l'intellegibile precede sempre l'intellezione nell'uomo, il contenuto dipende sempre necessariamente dal suo oggetto e mai dall'operazione dell'intelletto. La libertà è l'essenza stessa della libertà ma a differenza di Dio, in cui natura e libertà coincidono, nell'uomo la libertà coincide con la sua volontà e non con la sua natura, dato che essa comprende dimensioni che ricadono inevitabilmente nel dominio della necessità, come quella intellettiva. L'apporto dell'intelletto all'azione libera non è da escludere anche se la sua azione resta sempre subordinata alla volontà, che ne rimane la causa principale, perché è nel potere della volontà agire o non agire, e se non agisce nemmeno le altre facoltà operano.

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