Agli albori della scienza moderna

  • Scritto da Lorenzo Franzoni

Le rivoluzioni dei corpi celesti di Copernico, pubblicata nel 1543, segna l'inizio di quella che comunemente si suole definire rivoluzione scientifica, che si concluderà con il significativo contributo di Newton, I principi matematici di filosofia naturale. Vi sono alcuni punti che sono alla base dello schema concettuale di questa rivoluzione, che ridefiniscono gli stessi concetti di scienza e natura. La natura viene indagata come un ordine oggettivamente dato, governato da relazioni causali rette da leggi. Essa si configura come un universo poggiante su di un ordine causale, in cui nulla avviene a caso ma tutto è il risultato di cause ben precise: secondo Galilei infatti la causalità era proprio da intendersi il rapporto costante ed univoco tra due o più fatti, di modo che tolto uno è tolto anche l'altro. Tuttavia, secondo la definizione delle quattro cause riconosciute da Aristotele( formale, efficiente, materiale e finale) solamente una in realtà è ammessa dalla scienza moderna ed è quella efficiente, ovvero le forze che producono un determinato fatto. Tutto quindi è volto allo studio delle cause efficienti dei fenomeni, nessun ordine è dato al di là di ciò che può essere indagato dalla scienza, non vi è nulla di occulto poiché la natura si configura come un insieme di leggi indagabili che regolano i fenomeni, rendendoli prevedibili. La scienza diventa così un sapere sperimentale perché fondato sull'osservazione dei fatti e  ipotesi fondate su base empirica. La scienza moderna rielabora il concetto di esperienza in esperimento, basato sul calcolo e sulla misura: la quantificazione contribuirà a dare un carattere rigoroso al sapere scientifico, racchiudendolo in formule precise. Uno degli altri aspetti che la caratterizza è il suo carattere intersoggettivo o universale: la rivoluzione che ebbe luogo staccò definitivamente la scienza da ogni altro sapere magico od occulto, a carattere iniziatico ed accessibile solo ad una cerchia ristretta di individui. Il nuovo sapere si configura come una conoscenza oggettiva, i cui procedimenti  sono accessibili a tutti, universalmente validi. Ma qual era il fine di questo nuovo sapere, che pretendeva essere oggettivo e universale? La conoscenza oggettiva del mondo e delle sue leggi. Quella che era nata come un sapere che aveva come oggetto un universo che doveva essere spogliato di ogni qualità umana si configurava sempre più come uno strumento che, ben lungi dalla disantropomorfizzazione della natura, mirava a dominarla, poiché conoscere le leggi della natura significava controllarle e quindi volgerle a proprio vantaggio. Un utopico sogno quello di una conoscenza disinteressata!

Un ultimo aspetto da considerare nell'analisi dei tratti caratteristici della scienza moderna è il suo progressivo allontanamento dalla propria purezza, che la avvicina sempre più alla tecnica, alle applicazioni pratiche e all'introduzione di nuovi strumenti scientifici. Indubbiamente il risvolto pratico della scienza moderna avvicina la rivoluzione scientifica ad un'altra rivoluzione, quella astronomica, in cui forse più si evidenzia il passaggio netto di filosofia e mentalità dall'età medievale a quella moderna, un mutamento radicale di prospettiva che attraverso i suoi due principali portavoci, Copernico e Bruno, ha cambiato la visione del mondo che per secoli l'Occidente aveva accettato.

L'universo degli antichi era fondato sulla concezione tolemaico-aristotelica: un universo finito, formato da sfere concentriche, su cui erano incastonate stelle e pianeti. Si avevano così, oltre la sfera delle stelle fisse, i cieli di Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna e al di sotto di quest'ultima risiedeva la zona dei quattro elementi, con la Terra immobile e al centro di tutto. Il mondo aristotelico-tolemaico era inoltre penato come distinto  in due zone cosmiche ben distinte: la prima quella dei cieli, o del mondo sopralunare, formato da un elemento divino, “l'etere”, e contraddistinto da un unico movimento, quello circolare, senza principio e senza fine, perfetto; quello sublunare, formato dai quattro elementi: terra, fuoco, aria, acqua, aventi ognuno un suo luogo naturale e dotati di un movimento rettilineo (dal basso verso l'alto o dall'alto verso il basso), che avendo un inizio e una fine dava origine ai processi di generazione e corruzione. Questa visione non rappresentava solamente una concezione cosmologica ma aveva un valido fondamento e giustificazione metafisica, che la teologia patristica e scolastica aveva ulteriormente sacralizzato con le dottrine della creazione, della redenzione, presupponendo allo stesso tempo la terra al centro dell'universo (geocentrismo) e l'uomo come fine della creazione (antropocentrismo).

La ricerca di un nuovo sistema iniziato da Copernico e continuato poi da Galilei non era solo una scossa al sistema geocentrico tradizionale e imperante, ma ad un intero universo sorretto dall'autorità di Aristotele, dalla metafisica tradizionale e dalla parola delle Sacre Scritture. Nel prossimo numero vedremo le prime due figure che hanno caratterizzato il passaggio dal geocentrismo all'eliocentrismo: Niccolò Copernico e Giordano Bruno.

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