La ricerca dell'infinito

Una delle note di cambiamento apportate dalla rivoluzione scientifica è senza dubbio la ricerca di un nuovo sistema astronomico che avrebbe minato ai capisaldi del geocentrismo del sistema tolemaico-aristotelico. La prima scossa venne da Niccolò Copernico, teorico e matematico, che nel De revolutionibus orbium coelestium scriveva: “Mi sono assunto il compito di rileggere le opere di tutti i filosofi, che fossi in grado di avere, per cercare se qualcuno di loro avesse mai pensato che le sfere dell'universo potessero muoversi secondo moti diversi da quelli che propongono gli insegnanti di matematica nelle scuole” (De revolutionibus, Prefazione). Il sistema copernicano aveva avuto insigni esponenti ante-litteram, che in qualche modo avevano ipotizzato la possibilità stessa dell'eliocentrismo. Eraclide Pontico, trasferitosi ad Atene dove fu probabilmente discepolo di Aristotele, teorizzò nel IV secolo a.C. un sistema in cui, per spiegare il moto dei cieli durante il giorno, la terra si muovesse su sé stessa da occidente a oriente. Era solo il primo tentativo di uscire dal geocentrismo, da dottrine e pregiudizi secolari. Aristarco di Samo, poi, ipotizzò che “le stelle, essendo fisse, avrebbero dovuto mostrare un moto annuo apparente del cielo, a causa della variazione della terra rispetto a loro mentre compiva il suo moto intorno al Sole”. Il movimento apparente di cui parlava Aristarco doveva essere un'ellisse, proprio per la direzione della stella rispetto al piano orbitale della Terra. Questo movimento si doveva notare ma, visto il contrario, le stelle fisse dovevano essere a distanze enormemente maggiori del diametro dell'orbita terrestre. Una giusta intuizione che allora non ebbe largo seguito, ma che fu recuperata da Copernico insieme a quelle di altri pitagorici. La cosmologia aristotelica stava subendo un forte contraccolpo, anche se nei primi tempi il sistema eliocentrico di Copernico manteneva un aspetto marcatamente conservatore: al centro della terra si trovava, immobile, il sole; intorno al sole ruotavano i pianeti e insieme a questi anche la Terra che, girando su sé stessa, originava il moto apparente, intorno ad essa, del sole e dei pianeti. Infine, lontane dal Sole e dai pianeti, si trovavano, fisse, le stelle. Tuttavia il suo universo, pur essendo pensato per l'eliocentrismo, rimaneva ancora unico, sferico e chiuso dal cielo delle stelle fisse. Il suo universo era fondamentalmente finito, anche se aveva ampliato non di poco il cielo delle stelle fisse. La sua portata innovatrice rimane comunque innegabile, anche se, come tutte le teorie rivoluzionarie, venne osteggiata o addirittura definita come semplice ipotesi: venne infatti aggiunta una prefazione anonima al capolavoro di Copernico, senza il consenso dell'autore, in cui un teologo luterano, Andreas Osiander, affermava l'assoluta natura ipotetica delle affermazioni e tesi contenute nel De revolutionibus, senza quindi la loro pretesa di rispecchiare la realtà. La tesi di Copernico, tuttavia, andava al di là della semplice ipotesi matematica e costituiva la riproduzione fedele della struttura del cosmo, il solo modello vero. Tuttavia, l'ipotesi copernicana avrebbe rischiato veramente di fermarsi alla condizione di mera possibilità senza l'apertura del cosmo. Gli ostacoli maggiori che si profilavano, infatti, non erano tanto di natura scientifica, ma religiosa e filosofica.
Il secondo momento in cui la rivoluzione astronomica conobbe il suo stadio più radicale fu con Giordano Bruno. L'idea dell'infinito o della pluralità dei mondi era stata concepita presso i Greci. L'atomismo di Democrito, difeso e diffuso ad esempio da Lucrezio nel suo capolavoro Sulla Natura, aveva trovato breve seguito nella scienza greca, in favore del modello aristotelico di un mondo finito. Nel Medioevo il rigetto totale dell'atomismo era stato decretato dalla Chiesa. Rimaneva però ancora qualche dubbio sulla natura dell'universo. La filosofia di Bruno doveva essere inquadrata in un contesto in cui facevano da sfondo due grandi processi innovativi, la rivoluzione copernicana e la riforma protestante. Bruno, riprendendo Lucrezio, formula una nuova visione dell'universo, non derivato da particolari osservazioni astronomiche, ma da un'intuizione filosofica di fondo, ispirata dal copernicanesimo: se la terra poteva essere considerata un pianeta che girava intorno al sole, allora perché non considerare gran parte o tutte le stelle come soli immobili circondati dai propri pianeti, un numero illimitato di stelle-soli centri di rispettivi mondi? Le implicazioni che derivano da questa intuizione, confermata da altri studiosi come Koyré o Lovejoy, sono molteplici: innanzitutto la caduta di quella che Copernico aveva chiamato ultima sphaera mundi, il confine che distingueva un universo finito da uno infinito, senza mura e aperto in tutte le direzioni, in cui le stelle fisse erano disperse in uno spazio senza limite. In seguito, di conseguenza alla prima tesi, si apriva la possibilità di infiniti sistemi solari, che Giordano Bruno riteneva popolati da essere senzienti tanto quelli del nostro mondo. C'era una convinzione teologica-filosofica che spingeva Bruno ad affermare che là, negli spazi più remoti dell'universo, esistevano altri mondi altrettanto popolati: “Così si magnifica l'eccellenza di Dio, si manifesta la grandezza de l'imperio suo…”. Veniva meno la concezione dualistica tra mondo lunare e sublunare, una più nobile e una meno, procedendo entrambe da una un'unica mente e un'unica volontà creatrice a cui restava estraneo ogni discriminazione gerarchica, così come lo spazio dell'universo era qualcosa di geometricamente omogeneo, uguale in sé stesso in tutte le sue parti e infinito, senza alcun centro preso come punto di riferimento. Un universo quindi dai caratteri divini: infiniti erano i mondi, infiniti gli spazi, infinita la vita in essi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Contatti

+039 0516951101
 
redazione@ilcastellano.net

 

 

        Coming soon

 

I contenuti pubblicati in queste pagine sono protetti dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d'autore, legge 633/1941 e successive modifiche ed integrazioni.
È vietata per qualsiasi fine o utilizzo, la riproduzione integrale su internet e su qualsiasi altro supporto cartaceo e/o digitale senza la preventiva autorizzazione.
Immagini, grafici e testi, in originale, riprodotti o tradotti, appartengono ai rispettivi proprietari.

Newsletter

Mantieniti in contatto con noi. Vuoi rimanere aggiornato sulle offerte e novità de il Castellano.net? Iscriviti alla nostra newsletter!