Galileo: scienza o fede?

Thomas Hobbes, all'inizio della prima parte degli Elementi di filosofia, parla di aver preso coscienza delle tre più grandi espressioni della scienza moderna, delle quali a noi interessano solamente le prime due: “..ritengo […] che l'inizio dell'astronomia non si debba far risalire oltre Nicolò Copernico. […] Dopo di lui, essendo ormai ammesso il moto della terra, e di qui essendo sorta una difficile questione intorno alla caduta dei gravi , con questa difficoltà cimentandosi, ai giorni nostri, Galileo per primo ha a noi aperto la prima porta di tutta quanta la fisica, […], sì che pare che l'epoca della fisica non si possa far risalire oltre lui..”. È evidente qui la continuità del pensiero e della scienza tra Galilei e Copernico, ma questa continuità, nonostante le parole elogiative del filosofo del Leviathan, tuttavia non era certo vista di buon grado da parte di coloro i quali dovevano difendere la tradizione filosofica e religiosa e la sua autorità. Così affermazioni come quelle che si ritrovavano nel Sidereus Nuncius, o nel Discorso o nel Saggiatore, non potevano essere passate inosservate da chi era portavoce di un determinato pensiero e di determinati dogmi. Come ha rilevato Garin: “A trasformare il suo pensiero è l'accettazione di un'ipotesi generale radicalmente nuova circa il sistema del mondo, è cioè la teoria copernicana[…]. Fu questa rottura che permise a Galileo di affrontare i problemi della fisica, non più all'interno del peripatismo..” (E.Garin, Scienza e vita civile nel rinascimento italiano). Nel 1616 infatti era stata condannata come eretica la dottrina eliocentrica e il moto della terra. Ma quello che non potè condurre in astronomia, Galileo lo condusse in fisica, attraverso la distinzione tra mondo celeste e terrestre, produzione di calore e propagazione della luce. Nel 1616 il Santo Uffizio aveva aperto un procedimento contro Galileo, colpevole di aver adattato la Bibbia all'eliocentrismo. La teoria eliocentrica e quella del moto della terra vennero considerate la prima contraddicente la Scrittura, la seconda  difforme. E nella Congregazione dell'Indice chi più del cardinale Bellarmino, l'inquisitore di Giordano Bruno, aveva la responsabilità di far tacere queste eresie copernicane? In una lettera al Foscarini del 1615 egli precisa la propria posizione nei confronti di Copernico e quindi anche di Galileo, affermando come la tesi che il sole stia al centro del mondo e si rivolti in sè stesso senza correre dall'oriente all'occidente, e che la terra giri con somma velocità intorno al sole, è “cosa molto pericolosa non solo d'irritare tutti i filosofi e theologi scholastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante”(E.N., XII, 1110). Ecco come la teoria eliocentrica non era solo una questione di filosofia o fisica ma era esplicitamente materia de fide, in quanto sembrava essere in contrasto con alcune asserzioni della Scrittura. In passi del Qoelet (1,4-5), di Giosuè (10,12-13), dei Salmi (93,1; 104,5.19-22) si affermava che fosse il Sole a ruotare intorno alla Terra, e non viceversa; il sostenere l'ipotesi opposta poteva costituire una minaccia all'inerranza della Bibbia. Quando si comprese con l'opera di Galileo che la riflessione di Copernico non era riferita solo ai matematici, il vecchio mondo legato alla tradizione scolastica e peripatetica reagì. La dottrina copernicana ribaltava un'universo costituito dalla filosofia, dalla religione e dalla scienza dove l'uomo era al centro dell'universo. Infatti Galilei solo dopo la pubblicazione del Sidereus Nuncius, in cui informava il mondo delle sue importanti scoperte astronomiche in linea con il pensiero copernicano,  si accorse della portata teologica delle sue affermazioni e le Lettere Copernicane sono un chiaro esempio di come Galilei espliciti la sua posizione in merito alle Sacre Scritture. Dalle sue osservazioni tramite il canocchiale aveva potuto stabilire l'esistenza di molte altre stelle oltre quelle fisse, che lo stesso Aristotele aveva enumerato in 52, dell'esistenza di quattro satelliti di Giove, mai prima avvistati, perché impossibile ad occhio nudo e che verranno poi chiamati Satelliti Medicei; e questo era sufficiente per mettere in crisi la visione dell'universo fino ad allora stabilita. In primo luogo un maggior numero di stelle comportava un universo più grande di quanto si riteneva, in seguito che il movimento dei quattro satelliti di Giove mostrava come non tutti i movimenti degli astri hanno come centro la Terra. Infine, la conformazione della Luna, non dissimile da quella terrestre, andava in contrasto con la teoria aristotelica del quinto elemento o etere, che costituiva il mondo celeste a partire dalla sfera della Luna. Queste osservazioni erano gravide di conseguenze, e le conseguenze emersero quando Galilei cercò di precisare la propria posizione in merito alla Bibbia. La lettera datata 21 dicembre 1613 e indirizzata a Padre Benedetto Castelli Galilei sottolinea come ad errare o mentire non siano le Sacre Scritture, che espongono “decreti d'assoluta ed inviolabile verità” ma, talvolta “i suoi interpreti ed espositori, in varii modi”. Uno di questi è quello di volersi fermare al puro significato delle parole. Galilei dice che molte parole nelle Scritture sono poste “per accomodarsi all'incapacità del vulgo”. Le Scritture hanno quindi bisogno da parte di saggi espositori di una esposizione diversa dall'apparente significato delle parole. Esse dovrebbero essere poste da ultimo per l'interpretazione delle questioni naturali, alla cui indagine sono preposti la ragione e l'esperienza.

La Bibbia e la Natura  derivano entrambe da Dio e sono parimenti valide come fonti di conoscenza: la prima spiega le verità che riguardano la salvezza dell'anima, la seconda le leggi degli eventi naturali. Le difficoltà sorgono quando l'uomo confonde i due ambiti, e soprattutto se ritiene di poter trovare nella Sacra Scrittura le spiegazioni dei fenomeni fisici, anche nel caso in cui queste contrastino con i risultati di un'indagine razionale e sperimentale della natura. Un simile fraintendimento è dovuto all'interpretazione esclusivamente letterale che alcuni si ostinano ad applicare alla Bibbia.

La Scrittura, invece, non è un trattato scientifico, ma è stata scritta con uno scopo religioso, quello di guidare gli uomini alla salvezza eterna, ed in questo è veramente infallibile.

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