Galileo: il Saggiatore

Nel 1623 Galileo, dopo aver avuto l'imprimatur dal teologo domenicano Niccolò Riccardi, pubblicò Il Saggiatore. Lo stesso anno era salito al soglio pontificio papa Barberini, a cui aveva dedicato l'opera. Essa può considerarsi come il manifesto del nuovo spirito che si stava respirando a Roma, uno spirito di rinnovamento e distacco dal sapere tradizionale e oramai consolidato che trovava il connubio ideale tra teologia e filosofia peripatetica nella scolastica. Poco tempo dopo la condanna(1616) del De revolutionibus di Copernico e del commento al libro di Giobbe del teologo Diego de Zunica, l'avvistamento di tre comete fu l'occasione per rilanciare la teoria copernicana e ne uscì un Discorso sulle comete. La risposta non si fece attendere da parte del Collegio romano . Il padre Grassi sotto lo pseudonimo di Lotario Sarsi diede alle stampe una Libra astronomica ac filosofica, in cui ricordava la ripresa da parte di Galileo di teorie copernicane che già erano state messe all'indice, in particolare alcune idee del De cometiis di Keplero, già dichiarato eretico. Oramai era guerra aperta. Da una parte il Collegio romano, dall'altra l'Accademia dei Lincei, che godeva dell'appoggio di papa Barberini. Da una parte il sapere tradizionale che si chiudeva nella roccaforte del concetto di autorità, dall'altra la scienza dei novatori che gode in questo periodo di un'alleanza preziosa con i vertici della Chiesa e che preannuncierà gli anni della “mirabile congiuntura”. Ed è in questo clima che viene pubblicato il Saggiatore, anche come risposta al libro di padre Grassi, considerato a tutti gli effetti un avversario temibile da Galilei, capace di tutto pur di non far screditare o mettere in discussione i nomi dell'autorità, in primis Aristotele. Con il suo sarcasmo verso il principio di autorità, osservando come non giovasse a nessuno seguire ossequiosamente una messe di autori disposti come cavalli da tiro uno dietro l'altro, ma che in filosofia si doveva correre soli come cavalli barberi del carnevale, Galilei si poneva su una nuova strada, avendo via libera, nel clima che si era creato con il papato Barberini, per proporre o riproporre criticamente vecchie o nuove ipotesi. Questo atteggiamento osteggiava l'orgoglio dei gesuiti, il cui insegnamento in fatto di cultura o politica ricopriva oramai quasi in maniera capillare tutta Europa.
Era la guida della cultura cattolica nel clima della Controriforma. Sul piano filosofico, che era in rapporto stretto e necessario con quello religioso o teologico, l'atteggiamento che si riscontrava nel Saggiatore era di aperto contrasto con chi dei libri di Aristotele aveva fatto manuali contenenti verità assolute, soprattutto per quanto riguarda la filosofia naturale. Il clima era divenuto teso e lo stesso informatore di Galileo a Roma, Mario Guiducci, si era rifiutato in una lettera di inoltrare un prezioso manoscritto in cui Galilei rilanciava con dei nuovi argomenti la vecchia idea copernicana. Guiducci si mantenne prudente, anche se il Saggiatore, uscito da poco, con il suo attento linguaggio, si scagionava da qualsiasi possibile accusa di copernicanesimo.
Si mantenne prudente perché aveva perfettamente intuito che la polemica si era trasformata in lotta repressiva contro gli eretici. Un professore del Collegio romano, il padre Spinola, aveva paragonato la filosofia dei novatori alla fabbrica della Torre di Babele. I novatori infatti con le loro biblioteche e enciclopedie, che sono le fabbriche del sapere umano, vogliono dare la scalata al cielo. Guiducci aveva però anche compreso come la denuncia alla nuova filosofia che mina le basi teologiche della fede dottrinale non riguardava ora tanto Copernico, quanto una filosofia naturale antiaristotelica che si levava contro la fede cattolica. Nonostante il Saggiatore presentasse una dedica al papa, il visto del Maestro di Sacro Palazzo e il beneplacito del Barberini, esso venne denunciato. Di questo fatto abbiamo testimonianza da una lettera dello stesso Guiducci a Galileo, datata 18 aprile 1625, in cui egli parla di una denuncia anonima rivolta all’opera. Qui un breve estratto:
“Le considerazioni son queste. Prima, che, alcuni mesi sono, alla Congregazione del Sant`Ufizio fu da una persona pia proposto di far proibire o correggere il Saggiatore, imputandolo che vi si lodi la dottrina del Copernico in proposito del moto
della terra: intorno alla qual cosa un Cardinale si prese assunto di informarsi del caso e referire; e per buona fortuna s`abbattè a commetterne la cura al P. Guevara, Generale d`una sorte di Teatini, che credo si chiamino i Minimi, il qual Padre è andato poi in Francia col S.r Cardinale Legato. Questo lesse diligentemente l`opera, et essendoli piaciuta assai, la lodò e celebrò assai a quel Cardinale, et in oltre messe in carta alcune difese, per le quali quella dottrina del moto, quando fusse stata anche tenuta, non gli pareva da dannare: e cosìla cosa si quietò per allora. Ora, non avendo questo appoggio che appresso a quel Cardinale potrebbe fiancheggiarci, non pare da mettersi a rischio di qualche sbarbazzata, perchè nella lettera all`Ingoli l`opinione del Copernico è difesa exprofesso, e se bene vi si dice apertamente che mediante un lume superiore è scoperta falsa, nondimeno i poco sinceri non la crederranno così, e tumultueranno di nuovo; e mancandoci la protezione del S.r Card.le Barberino assente, e di più avendo contrario in questa parte un altro signore principale, che una volta si fece capo a difenderla, e di più essendo in questi garbugli di guerra assai infastidito N. S., onde non se gliene potrebbe parlare, rimarrebbe sicuramente alla discrizione e all`intelligenza de` frati. Per tutte queste cagioni è parso bene, come ho detto, soprassedere e lasciare un poco addormentata questa questione, più tosto che tenerla desta con delle persecuzioni e con avere a schermirsi da chi può dare de` colpi franchi...” Denunciare quell’opera nel 1625 voleva dire denunciare tutti coloro che erano direttamente coinvolti in quel libro: l’Accademia dei Lincei, la Curia e il papa, che aveva ufficialmente approvato il lavoro di Galilei e lo aveva lodato per la sua fede di cattolico.

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