Gli idoli della mente

Abbiamo visto solo in parte la visione della scienza in Galileo e il suo rapporto con la fede, ma ciò è abbastanza per fare una considerazione previa l’introduzione dell’analisi condotta da Francesco Bacone: Galilei aveva individuato quello che si può considerare come il metodo della scienza moderna. A differenza di quello che realizzerà Bacone nel Novum Organum, Galileo non presenta una teoria organica del suo metodo ma tende, in opere come il Saggiatore, o il Dialogo, a dividere il procedimento della scienza in due parti: il momento risolutivo e quello compositivo. Il primo consiste nel risolvere un fenomeno complesso nei suoi elementi più semplici , misurando i dati e formulando un’ipotesi sulla legge che li governa. Il secondo risiede nella verifica e nell’esperimento, ovvero un’ipotesi viene verificata attraverso un esperimento, in cui si riproduce artificialmente un fenomeno. Se la prova ha successo, essa viene accettata e formulata in termini di legge, altrimenti se l’ipotesi non supera la prova e viene smentita, si sostituisce con un’altra ipotesi. In una lettera a Cristina di Lorena Galileo chiarisce la sua posizione, parlando di sensata esperienza e necessarie dimostrazioni alla base di tutte le sue scoperte. Le sensate esperienze fanno riferimento al momento osservativo –induttivo e quindi fondamentalmente  al  senso della vista. Infatti, in certi casi, come l’osservazione che condusse dei corpi celesti con le sue relative scoperte,  attraverso l’analisi dei casi particolari osservati la scienza di Galileo giunge ad una legge generale. Ma vi è anche un’altra parte che completa l’esperienza dei sensi: le necessarie dimostrazioni, ovvero il momento più spiccatamente deduttivo della ricerca, caratterizzato da ragionamenti logici a base matematica. In questo caso attraverso un’intuizione di base seguita da una supposizione, lo scienziato formula teoricamente la sua ipotesi, che sarà poi verificata in pratica. Se questa è la teorizzazione del metodo, non completamente induttivista ne completamente deduttivista, il Novum Organum di Bacone rappresenta la continuazione e il superamento del pensiero galileiano: Bacone mostra quale sia lo smisurato potere che la scienza può offrire all’uomo sul mondo, per realizzare il suo dominio sulla natura.  L’obiettivo della scienza era dunque fornire all’uomo gli strumenti e la tecnica per penetrare nella natura, obbedire alle sue leggi e infine dominarla. Si realizzava così nella scienza il grande potenziale inespresso dell’uomo. I sensi non bastano a fornire all’uomo una guida sicura in questo viaggio; gli esperimenti invece sono gli interpreti dei loro responsi, il connubio tra “ mente umana e universo”, dalla quale Bacone si aspetta “una prole numerosa di invenzioni e gli strumenti atti  a domare e a mitigare almeno in parte la necessità e le miserie degli uomini”(Nuovo Organo, I, 3). E qui la netta distinzione e la critica della  logica tradizionale dal nuovo organo della scienza, la distinzione tra anticipazione e interpretazione. La logica aristotelica aveva fatto il suo tempo. Ora non si trattava più di trovare uno strumento per riportare vittorie in dispute verbali ma strumenti in grado di espugnare la natura. La mente umana ha bisogno di strumenti validi ed efficaci per riuscire in questo compito, come una mano che per compiere il suo lavoro ha bisogno di uno strumento adeguato. Gli strumenti della mente sono gli esperimenti. Di qui la distinzione tra anticipazione e interpretazione. L’anticipazione della natura prescinde dall’esperimento, passando direttamente dalle cose particolari dell’esperienza a sterili assiomi generali. L’interpretazione invece procede per gradi nell’esperienza, si addentra lentamente e con metodo nella natura per cogliere le sue leggi. Anche qui si giunge ad assiomi generalissimi ma con metodo, passando per tutti i livelli intermedi e giungendo così alla fine con un insieme di informazioni particolari che rende produttiva e attiva nel mondo la scienza.  Prima di intraprendere la via dell’interpretazione e realizzare quel connubio , però, è necessario liberarsi da un grave cancro che affligge la mente umana e la divora, distorcendo il suo modus operandi, quei pregiudizi che impediscono all’uomo di conoscere la verità: gli idoli. La mente umana è come uno specchio che riflette i raggi della realtà ma spesso essa è deviata dagli idoli che deformano le immagini reali e le impediscono di svolgere la sua naturale facoltà. Tutto il primo libro del Nuovo Organo è diretto quindi a fornire gli strumenti per eliminare e purificare l’intelletto dagli idola, ad estirpare quelle anticipazioni che si rivelano così improduttive e dannose nel realizzare, attraverso la scienza, l’enorme potere che può derivare all’uomo dal sapere.   Nel percorso di purificazione dell’intelletto Bacone intraprende una triplice critica : una alle filosofie, un’altra alle dimostrazioni e un’altra alla ragione umana naturale. 

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