Formiche, ragni e api

Riprendiamo gli idola teorizzati da Bacone nel Nuovo Organo introducendo, oltre alle due specie di idola naturali già trattati, quelli avventizi: gli idola fori e gli idola theatri. I primi (idoli della piazza) derivano dal linguaggio, che rientra tra quelle convenzioni umane che sono necessarie nel rapporto tra uomo e uomo. Non sempre infatti le parole seguono le direttive della ragione, ma spesso si ritorcono contro, generando lunghe dispute verbali, insolubili se non con il ricorso alla realtà. Gli idoli che derivano dalle parole utilizzate nel linguaggio sono di due tipi: o sono nomi di cose che non esistono o nomi di cose che esistono ma che sono molto spesso confusi e indeterminati. L'ultimo genere di idola sono quelli theatri e a questa categoria appartengono le dottrine filosofiche del passato e le dimostrazioni errate. Bacone paragona i sistemi filosofici a delle favole o a mondi immaginari come le scene rappresentate a teatro e li divide in tre sottocategorie: la falsa filosofia propugnata dalla sofistica, la filosofia empirica e quella superstiziosa. La prima è rappresentata per Bacone senza ombra di dubbi da Aristotele, che cercò di inquadrare il mondo naturale entro categorie logiche predefinite senza preoccuparsi della loro verità; al genere empirico appartiene la filosofia degli alchimisti, che cerca di spiegare ogni cosa della natura mediante pochi e limitati esperimenti, operando senza un vero e proprio metodo; l'ultimo genere è quello della filosofia superstiziosa, che si mescola talvolta alla teologia, come in Pitagora o nello stesso Platone, ma che in realtà non avrebbe alcun reale oggetto da esaminare. Questo succede quando l'uomo d’oggi non tende i propri sforzi verso il futuro ma rimane legato con riverenza al passato, alla incontrovertibile sapienza degli antichi. Bacone adotta una concezione della storia e del sapere che potremmo definire cumulativa. L'età degli antichi, ben lungi dall'essere la vecchiaia della storia, rappresenta l'età giovane dell'uomo e come l'uomo acquisisce una maggiore conoscenza del mondo che lo circonda quando è anziano, così ci si dovrebbe aspettare molto di più dal mondo presente che da quello antico, perché la conoscenza è stata via via accresciuta da infiniti esperimenti. La verità a cui anela l'uomo si rivela gradualmente nella storia e si dimostra essere più figlia del tempo che dell'autorità. L'esperimento quindi rimane l'unica via da percorrere poiché l'esperienza non è sufficiente da sola dal momento che procede a caso senza che ci sia un vero e proprio metodo di ricerca tecnico-scientifico che la strutturi razionalmente. É l'esperimento in ultima analisi a portare l'uomo alla grandezza e sempre oltre i propri confini. Questo metodo però bisogna considerare che non si fonda né soltanto sui sensi né soltanto sull'attività dell'intelletto. Anticipando di quasi due secoli l'intuizione kantiana dei giudizi sintetici a priori, Bacone giunge ad una scienza frutto della mutua collaborazione tra esperienza sensibile ed intelletto.
Assimilando gli empirici alle formiche che accumulano soltanto senza arrivare a nulla di fatto e i razionalisti ai ragni che traggono la tela da sé stessi, senza arricchire minimamente la conoscenza che già si possiede, Bacone paragona il proprio metodo di lavoro a quello delle api che succhiano sì il nettare dai fiori ma dopo, per virtù propria, lo convertono in miele. Il procedimento che meglio realizza la sua visione è certamente quello dell'induzione, ben diversa da quella aristotelica, puramente logica e che quindi non incide sulla realtà.
L'induzione baconiana, invece, risulta essere sperimentale e graduale, attraverso la scelta e l'eliminazione ripetute dei casi particolari, fino a giungere a determinare il fenomeno nella sua completezza. Dai fatti particolari, quindi, a principi più generali fino ad assiomi generalissimi.
La scelta e l'eliminazione su cui si fonda il metodo baconiano, però, presuppongono la raccolta e la descrizione di un elevato numero di fatti particolari e data la loro vastità è necessario gestirli e sistemarli con un determinato ordine. A questo scopo vengono utilizzate le tavole, cioè per riordinare le istanze, ovvero dei particolari aspetti di un dato fenomeno. Le tavole di presenza ad esempio raccolgono i casi in cui un determinato fenomeno si presenta ugualmente ma in circostanze diverse (ad esempio le fiamme); le tavole di assenza invece raccolgono i casi in cui un fenomeno non si presenta pur presentandosi condizioni e circostanze simili a quelle notate nelle tavole di presenza (ad esempio la luce della luna); le tavole dei gradi o comparative invece raccolgono i casi in cui il fenomeno si presenta nei suoi gradi decrescenti , con intensità sempre minore; infine le tavole conclusive che elencano le circostanze in cui un fenomeno non si presenta affatto.
Le tavole qui proposte portano l'uomo a formulare una prima ipotesi (vindemiatio prima) intorno alla natura del fenomeno oggetto di studio. Il metodo induttivo quindi dovrà mettere alla prova questa ipotesi in successivi esperimenti che Bacone chiama istanze prerogative, la decisiva delle quali è rappresentata dall'istanza cruciale, in cui si dimostra la sua connessione con uno dei fenomeni, escludendo così gli altri e giungendo alla vera causa del fenomeno medesimo.

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