Una scommessa per la vita

I bari, CaravaggioDavvero l'uomo è un paradosso esistenziale che contempla in sé l'immagine della verità senza però mai conquistarla, aspira alla felicità senza però mai raggiungerla. E la filosofia sembra essere lo specchio dell'anima umana, che si pone le massime questioni metafisiche che riguardano l'uomo senza però giunger mai ad una conclusione, secoli di interrogativi e questioni irrisolte senza mai porsi nell'ottica di una possibile dualità dell'uomo, che non contempla mai la grandezza senza che gli si presenti il volto della miseria. È necessario allora una filosofia che riconosca i suoi stessi limiti che per troppo tempo ha ignorato, seduta trionfante su prove a priori e a posteriori, credendo di svelare il più grande dei misteri, una filosofia che si beffi di sé stessa, una ragione che riconosca che “c'è un'infinità di cose che la sorpassano” (Pensieri, 267). Questa metafilosofia, dunque, lungi dall'essere un pesante fardello che l'uomo si porta appresso nell'attesa che venga il momento di poterlo scaricare dalle spalle, costituisce un valido preambolo per raggiungere quel confine tra ragione e religione, perché proprio riconoscendo le proprie manchevolezze essa rappresenta uno stimolo a cercare le risposte altrove, fuori dall'essere uomo, più precisamente nel cristianesimo, visto come portatore di un messaggio sovrarazionale che risolve quei nodi che la ragione da sola non riesce a sciogliere. La meta-filosofia di Pascal quindi non ha la risposta alla carenza ontologica e gnoseologica dell'uomo ma sa dove trovarla. Fra le molte religioni, scrive Pascal, solamente il cristianesimo riesce a spiegare la coesistenza della grandezza e della miseria dell'uomo, attraverso la dottrina del peccato originale: “Perché una religione sia vera, è necessario che abbia conosciuto la grandezza e la miseria, e le cause dell'una e dell'altra. Chi, tranne la religione cristiana, l'ha conosciuta?” (Pensieri, 433). La dottrina della caduta dell'uomo da una condizione paradisiaca a quella mortale, spiega la sua naturale propensione ad un passato mitico, e come un re decaduto che in esilio conserva in sé il ricordo del passato splendore e non potendo più raggiungerlo, è tormentato dalla nostalgia della sua regalità che sente appartenergli,  anche l'uomo avverte la mancanza della Verità e del Bene, e si strugge nell'idea di possederli di nuovo. Così l'uomo, creato per l'infinito, vive il finito con inquietudine, dimenticando che il vuoto ontologico che porta dentro di sé può essere colmato solo da Dio.  Il  cristianesimo possiede la chiave per esplicare una volta per tutte il mistero umano e pur non essendo un sistema razionale formato da una serie di verità accessibili solamente con l'intelletto, è tuttavia ragionevole, ossia conforme a ragione, così aderente a questa da chiarire ciò che essa non chiarisce. In questo contesto la fede è vista da Pascal non come un'avventura irrazionale ma qualcosa che, nonostante vada oltre la ragione, è l'unico modo per spiegare ciò che la ragione, con le sue forze, non riesce a spiegare. Vale davvero la pena per l'uomo credere che non tutto venga spiegato sul piano razionale, che non tutto può venir categorizzato entro un sistema di regole ben definite dall'intelletto? È una scommessa, in fondo, vivere come se Dio ci fosse o vivere come se Dio non ci fosse. Quali sono i rischi di una scelta a discapito dell'altra? Bisogna considerare la posta in gioco e l'eventuale perdita o vincita, perché se si scommette contro Dio e Dio esiste si perde la beatitudine eterna e ciò a cui l'anima umana da sempre anela, se si scommette contro Dio e Dio non esiste allora si guadagna ciò che il mondo molto generosamente ci elargisce da sempre, beni e piaceri  transeunti. Ma se si scommette su Dio e Dio esiste, si guadagna l'infinito, se no se non esiste, si perde semplicemente il finito che tanto gelosamente e con l'inganno ci ha nutrito e avvolto nelle sue spire. Diventa quasi un calcolo probalistico, poiché scommettere sul finito per guadagnare l'infinito evidentemente porta con sé il massimo della convenienza per l'uomo:“Esaminiamo dunque questo punto e diciamo: Dio esiste o no? Ma da qual parte inclineremo? La ragione qui non può determinare nulla: c'è di mezzo un caos infinito. All'estremità di quella distanza infinita si gioca un giuoco in cui uscirà testa o croce. Su quale delle due punterete? Secondo ragione non potete puntare né sull'una né sull'altra; e nemmeno escludere nessuna delle due. Non accusate, dunque, di errore chi abbia scelto, perché non ne sapete un bel niente” (Pensieri, 233). 

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