Deus sive Natura

Il concetto di sostanza è uno di quei pilastri del pensiero umano che ha attraversato indenne i secoli, seppur nelle sue varie manifestazioni e varianti, e ha plasmato come creta le varie scuole di speculazione. Già all'epoca dei presocratici, vi era un concetto simile a quello di sostanza, un principio che era alla base dell'eterogeneità dei fenomeni naturali, un punto saldo che soggiaceva nascosto all'eterno fluire delle cose: era l'archè, l'antenato della sostanza, che pian piano iniziò ad arricchirsi di caratteristiche sue proprie, alcune nel tempo vennero senza dubbio accettate, rifiutate e sorpassate altre. Si iniziò così a parlare della sua immutabilità, rispetto alla variabilità e caducità del mondo fenomenico; si iniziò a parlare così di un principio senza il quale i fenomeni non potevano sussistere, e che nella sua unicità si riassumeva la molteplicità sensibile. Alcuni ricercarono l'archè negli elementi naturali, come l'acqua, l'aria o il fuoco, altri come Anassimandro in un insieme  caotico e originario di mescolanze a cui venne dato il nome di apeiron. Il suo carattere immutabile, per uno strano giuoco di parole, non mutò e assurgeva così con pitagora  a numero, elemento che sopravviveva indenne alla variabilità qualitativa degli oggetti sensibili. Un aspetto immutabile infatti rispetto alla qualità era la quantità, misurabile e quindi traducibile in numeri. Passarono i secoli, diverse scuole si susseguirono, da quella eleatica a quella platonica, fino a giungere alle porte della sua più importante elaborazione in termini concettuali: quella aristotelica, in cui figurava tra le categorie o determinazioni generali dell'essere. Nella tradizione greco medievale per sostanza si intendeva sia la forma, cioè la necessaria essenza di una cosa, sia l'individuo concreto in cui essa era incarnata, il sinolo. Uno dei più grandi sistemi però, improntati sul trionfo della ragione filosofica dopo la curva esistenziale del pensiero di Pascal, in una posizione di apparente contrasto rispetto al suo predecessore Cartesio, che si rivela poi essere un decisivo superamento, fu quello di Baruch de Spinoza. Il concetto fondamentale da cui Spinoza parte per fondare  le sue convinzioni metafisiche è proprio quello di sostanza. Non si tratta però della sostanza cartesiana, di res cogitans o res extensa, c'era qualcosa di velatamente contradditorio nell'esposizione del suo predecessore che egli non mancò di sottolineare elaborando tutte le conseguenze logiche del concetto di sostanza. Accanto alla sostanza causa sui, che non aveva bisogno dell'esistenza di qualcos'altro per poter sussistere essendo causa di sé stessa, ovvero Dio, vi erano  però altri due tipi di sostanze che seguivano, sì, un loro iter, ma che conduceva in ultima istanza ancora una volta a Dio. Cos'era sostanza e cosa non allora? Da un lato essa era ciò che abbisogna solo di sé stessa, dall'altro solamente di Dio (le creature).  Spinoza cercò di lasciar meno spazio ad ambiguità o impasse concettuali, per anni lavorò alla sua opera fondamentale che terminò solamente nel 1674 e che cominciò a circolare tra i suoi più stretti conoscenti: l'Ethica ordine geometrico demonstrata o, più semplicemente, Ethica. L'opera di Spinoza alludeva al tipo di metodo utilizzato dall'autore per affrontare i vari problemi metafisici, gnoseologici, psicologici o morali di questa grande enciclopedia delle scienze filosofiche. Ci sono varie ipotesi sulla veste geometrica che l'autore ha voluto dare all'opera, ispirandosi agli Elementi di Euclide.  Perché mai trattare delle massime questioni filosofiche in chiave 'geometrica'? Spinoza riteneva probabilmente che tutto ciò che si poteva esperire fosse un sistema di ordine geometrico( che spiegheremo a breve) di realtà concatenate logicamente e necessariamente tra loro e quindi deducibili l'una dall'altra, non tralasciando il fatto che un'esposizione matematizzante avrebbe conferito all'opera il rigore di un sapere universalmente valido. Torniamo ora alla 'sostanza' dell'opera. Essa è ciò che è in sé e per sé si concepisce. Tale concetto quindi assumeva ora più che mai un'autonomia non solo ontologica ma anche gnoseologica. La prima parte, a cui già abbiamo accennato in precedenza, fa riferimento alla sua autosufficienza esistenziale, essa cioè non ha bisogno di altre realtà o esseri per poter sussistere, deve unicamente a sé stessa la propria esistenza. La seconda parte invece fa riferimento alla sua autonomia concettuale, essa cioè non abbisogna di altri concetti per essere pensata, bensì ogni possibile concetto la presuppone. Da questa definizione deriva tutta una serie di proprietà della sostanza che cercheremo di elencare qui di seguito nella maniera più compiuta possibile: Essendo come abbiamo detto in sé, causa di sé stessa, non ha bisogno di nessun'altra cosa per esistere, quindi è increata; essa è anche eterna, dato che la sua essenza implica l'esistenza, che non riceve da altro e quindi è sua costitutiva poiché se ha in sé la propria ragion d'essere non può non esistere, ragionamento in cui si ritrova la vecchia prova a priori o ontologica; è anche infinita perché se fosse finita dipenderebbe da altro, contraddicendo così il primo punto. L'ultima sua caratteristica è la sua unicità perché per Spinoza è logicamente impensabile l'esistenza di due o più sostanze infinite, ossia della medesima natura. Deve esistere necessariamente una e un'unica sostanza, Dio, costituita, questo sì, da un'infinità di attributi( vedremo in seguito) ognuno dei quali esprime un'essenza eterna e infinita. Questa Sostanza, quindi, increata, eterna, unica, è proprio quel Dio oggetto di filosofie e religioni, certo più di qualsiasi altra realtà. Il Dio però di Spinoza non si risolve nelle vecchie prove a priori o posteriori, ma compie un ulteriore passo, identificandosi   con il mondo stesso. E costituiscono insieme un'unica realtà che è la Natura. Non due entità separate, ma tutto si riassume in Dio, come una grande circonferenza che tutto abbraccia, non lasciando alcun che fuori di sé, per cui tutte le cose che sono dentro questa circonferenza se non sono sostanza sono sue manifestazioni. Un panteismo rivoluzionario quello di Spinoza rispetto alla metafisica tradizionale, che si fonda sull'assioma Deus sive Natura(Dio, ovvero la Natura, intesa come una realtà unica, eterna, increata, in cui si trovano e derivano tutte le cose.

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