Due facce della stessa medaglia

Per spiegare ulteriormente il panteismo che caratterizza il sistema di pensiero di Spinoza, bisogna aggiungere alcuni elementi che da un lato consentono certo una più chiara esposizione del rapporto tra Dio e il mondo, ma dall'altro non son esenti da aporie logiche che rendono abbastanza problematico lo spinozismo. Parliamo dunque della definizione dei concetti di “attributi” e “modi”. Gli attributi sono “ciò che l'intelletto percepisce della Sostanza come costituente la sua stessa essenza”, sono cioè le qualità essenziali della Sostanza che, essendo infinita, rende infiniti anche i suoi attributi. Di questi però l'intelletto umano ne percepisce solamente due: l'estensione e il pensiero, ovvero la materia e la coscienza. I modi invece vengono intesi come i modi di essere della Sostanza, ovvero le specificazioni degli attributi, e quindi i singoli corpi o le singole idee che possono essere pensati solamente in virtù della Sostanza e dei suoi attributi. Essi possono essere finiti o infiniti: questi seguono direttamente gli attributi della sostanza di cui sono proprietà: dall'attributo infinito dell'estensione infatti derivano i modi del movimento o della quiete, così come dall'infinito attributo del pensiero ne seguono i modi dell'intelletto e della volontà. Quelli finiti invece sono i singoli corpi o le singole idee presi uno ad uno, i quali tuttavia sono legati uno all'altro in una catena infinita. È interessante però guardare la questione da entrambi i punti di vista: dal punto di vista della sostanza e dei suoi attributi, e quindi della causa, o dal punto di vista dell'effetto, ovvero a partire dall'insieme dei modi, che non hanno sostanzialità perché devono il loro essere solamente alla Sostanza e ai suoi attributi. Natura naturante quindi da una parte e Natura naturata dall'altra. Due aspetti che sembrano eterogenei ma che in realtà non lo sono, sono due facce della stessa medaglia, la Natura produce liberamente qualcosa che però non può assolutamente esistere fuori di essa. Libertà e necessità dunque finiscono per essere esse stesse due facce della stessa medaglia, Dio come sostanza è libero di creare e agire perché non è condizionato fuori di sé, ma allo stesso tempo è vincolato alla necessità, perché necessariamente agisce in virtù delle leggi del suo essere.
Sì, perché contrariamente a come solitamente viene interpretata la Natura, ovvero come una realtà procreante, nell'Etica vige tutta un'altra idea: la Natura, più che una forza attiva che dà vita, viene vista come una struttura regolata da precise leggi e concatenazioni, l'ordine geometrico dell'universo che sottostà ai fenomeni. In quest'ordine, in questa struttura ben organizzata, le cose seguono una all'altra, in una data maniera piuttosto che in un'altra, perché il mondo non è nient'altro che il fluire di determinate conseguenze da determinate premesse. Secondo questo schema di pensiero la Sostanza e i suoi modi si trovano in un rapporto piuttosto difficoltoso ed equivoco, in netto contrasto con le dottrine teologiche e metafisiche del passato: infatti una tale impostazione esclude categoricamente una dottrina della creazione ad esempio, proprio perché questa ridurrebbe o riconoscerebbe la similarità tra l'agire della Sostanza e l'agire dei suoi modi, ad esempio dell'uomo. La creazione supporrebbe concetti che sarebbero completamente estranei al suo Dio-Natura come quello di scelta o libero arbitrio. La sostanza non è neppure un'unità da cui scaturiscono le cose per emanazione, secondo la vecchia teoria neoplatonica. La Sostanza di Spinoza è più un'eterna formula, un eterno teorema da cui seguono determinate considerazioni, così come da una definizione matematica seguono determinate leggi. Ogni singolo ingranaggio di questa infinita catena ha un suo necessario posto, non esistono possibilità ma solo necessità in potenza che attendono di attuarsi. Una visione interessante di Dio visto come ordine geometrico necessario dell'universo, un'antitetica visione rispetto alla tradizionale dottrina ebraico-cristiana di un Dio che crea liberamente il mondo secondo un ordine in cui le cose sono finalizzate all'essere più rilevante: l'uomo. Torniamo ora un attimo indietro per ribadire un concetto espresso nel numero precedente, quello del Deus sive Natura, ma nell'ottica di quello che abbiamo esposto poco sopra: abbiamo parlato di modi e attributi, e abbiamo accennato al fatto che degli infiniti attributi della Sostanza noi percepiamo solamente l'estensione e il pensiero.
A livello qualitativo estensione e pensiero, corpo e idea, sono due realtà eterogenee, non possono influenzarsi a vicenda: la causa di un'idea sarà sempre un'altra idea, così come la causa di un corpo sarà sempre un altro corpo. Ma qual è allora la connessione tra le due realtà, che pure esiste? Nella loro eterogeneità esiste un certo parallelismo, anche in questo caso due facce della stessa medaglia. Un determinato fatto esistenziale come ad esempio un'emozione può essere spiegato sia in termini fisici come il battito del cuore sia in termini psichici come la paura, senza che le due spiegazioni collimino o si contraddicano. Uno è l'aspetto interiore dell'altro, e l'altro l'aspetto esteriore dell'uno: “sia che concepiamo la natura sotto l'attributo dell'Estensione, sia che la concepiamo sotto l'attributo del Pensiero, […] troveremo un solo e medesimo ordine..” (Ethica, II, prop.7)
E quest'ordine non è che la Sostanza, quel Deus sive Natura, quella struttura unitaria e geometricamente ordinata dell'universo. Il pensiero e l'estensione quindi non sono due sostanze, cosa impensabile nel sistema spinoziano, ma due attributi della medesima Sostanza, ovvero due traduzioni o visioni della stessa realtà di fondo.

Immagine sopra: Sandro Botticelli, Ritratto di un uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio, 1474. 

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