Mito e realtà

In che maniera si rapportano il mito e la realtà? Qual è la funzione culturale e sociale del creare miti? Nelle Mythologiques Claude Levi Strauss riporta un mito di origine athapascan, in cui si racconta che in tempi antichi esistevano ben cento astri, tre soli e due lune, i quali si avvicendavano in cielo con una tale celerità che i mesi e gli anni si susseguivano a velocità impressionante. Un ritmo così frenetico delle stagioni rendeva impensabile un consumo ordinato e regolare nei diversi mesi dell'anno. Così il Demiurgo Coyote riunisce tutti gli altri animali in una battuta di caccia in cui rimangono uccisi ben cinquanta astri. Così dimezzati gli astri accettarono di rispettare i ritmi che gli animali da allora rispettavano.  Ecco cosa scrive l'antropologo italiano Alessandro Simonicca al riguardo: “Qual è il nodo del mito? Il racconto tratta di avvenimenti che hanno segnato l'origine di certi fenomeni della realtà naturale e sociale o l'instaurarsi del loro ordine. Vi sono due sequenze, una al diritto e l'altra al rovescio. Il mondo è come è. E funziona. Potremmo pensarlo migliore? Forse, se potessimo capire il modo di farlo meglio funzionare. Dovremmo cioè pensarlo “altrimenti”.[…] Proviamo a immaginarlo. Come? Possiamo immaginarlo come “altrimenti” solo nella forma dell'inversione. E però finiamo per immaginare un mondo in cui le cose sono talmente diverse che non si può nemmeno più pensare a un ordine. L'argomentazione per assurdo, per necessità logica, è il motore che produce e insieme annichilisce il mondo contrario, obbligandoci al ritorno all'inizio : solo l'arrovesciamento dell'immaginato può riprodurre mentalmente la bontà dell'ordine presente. […] La mitopoietica alla Levi Strauss, è un meccanismo di creazione di un antimondo, immaginato per inversione rispetto all'attuale, che lo svolgimento della narrazione si impegna a dichiarare impossibile, per logica e per realtà. All'incirca il gioco funziona così: se vi fossero molti soli e molte lune, potremmo pensare a un clima migliore e a stagioni più feconde, invece il “cosmo” diventerebbe talmente insopportabile che l'umanità entrerebbe in crisi; quindi solo la presenza “moderata” di climi e stagioni permette la perpetuazione della specie. L'antimondo va immaginato per cogliere la necessità dell'ordine odierno; e quindi il racconto mitico deve “negare” l'ipotesi dell'antimondo.[…]”(Antropologia, etica e politica. Differenti culture, differenti razionalità, da Tutto è relativo. La prospettiva in antropologia, a cura di Bruno Barba.

Immagine: Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889

Contatti

+039 0516951101
 
redazione@ilcastellano.net

 

 

        Coming soon

 

I contenuti pubblicati in queste pagine sono protetti dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d'autore, legge 633/1941 e successive modifiche ed integrazioni.
È vietata per qualsiasi fine o utilizzo, la riproduzione integrale su internet e su qualsiasi altro supporto cartaceo e/o digitale senza la preventiva autorizzazione.
Immagini, grafici e testi, in originale, riprodotti o tradotti, appartengono ai rispettivi proprietari.

Newsletter

Mantieniti in contatto con noi. Vuoi rimanere aggiornato sulle offerte e novità de il Castellano.net? Iscriviti alla nostra newsletter!