Un percorso di rivalutazione dei territori e di fede

Bologna, e quindi il suo territorio, specialmente quello che si riflette nelle zone collinari, fu toccata dal movimento dei Pellegrini per la sua posizione strategica nella bassa pianura padana, per chi era diretto in Terra Santa e a Roma nei sepolcri di Pietro e Paolo, ed anche per la sua nomea di città di cultura. Questo fenomeno bisogna inquadrarlo in una più vasta e complessa riflessione sulla viabilità storica e nel più complesso quadro generale della configurazione culturale del nostro territorio che si vide, come già accennato, fulcro “naturale” delle vie di scambio e trasporto che hanno segnato e nello stesso tempo rivalutato le antiche vie di pellegrinaggio, risalendo nel tempo fino all'ormai lontano inizio dell'XI secolo. Infatti, già da allora, l'asse della via Emilia, con tutte le sue ramificazioni, non era più semplicemente riconoscibile dai suoi toponimi, ma, anche grazie alle loro configurazioni culturali e tradizionali, luoghi di forte significato simbolico.
Tra queste la via Francigena minore, che era percorsa dalla Francia per recarsi a Roma, oppure la Via Emilia che passando per Rimini, Ancona fino a Bari e Otranto, rappresentava la porta per la Terra Santa.
Queste strade erano percorse, da una parte, da chi sentiva una forte pulsione religiosa che si caratterizzava nella pratica di vivere la propria fede compiendo un percorso verso una meta di grande significato religioso, ma anche da chi, avendo sensibilità più laiche, da interessi che non erano propriamente di fede, ma che contenevano, al loro interno, forti pulsioni universalistiche. Attrezziamoci quindi come pellegrini che ricercavano nei luoghi di arrivo loro stessi e la riconferma del loro credo, ai mercati assetati di conoscenze e non solo di nuovi clienti, e a chi, esploratore, ha cercato nelle altre culture, nelle altre tradizioni, nelle differenti civiltà, quella conoscenza che a volte, manipolata, non è più pura e vera.
Quindi vorremo esprimere un desiderio di conoscenza (di fede o di culture) di luoghi diversi da quelli abitati, di contatto con persone e abitudini, cucine diverse dalle nostre o, più semplicemente, di passeggiare nei luoghi toccati dai pellegrini, cercando di capire anche gli aspetti più squisitamente religiosi che hanno, ad esempio, creato le pievi come luoghi di incontro e non luoghi solamente turistici di calore squisitamente effimero o i castelli come centri di potere e di cultura, o le case di campagna intrise del sudore del lavoro dei campi e delle nostre tradizioni più vere.
Cercare quindi, in quanto viaggio, l'essenza delle storie della storia e della fede per ricomporre quel mondo lontano, quelle civiltà scomparse e per ricercare quelle mentalità, costumi, abitudini, aspirazioni celati dal tempo e molte volte dell'incuria e dal disinteresse moderni; dall’imparare a guardare al di là dell'esteriorità delle cose, ma di compenetrarle, oserei scrivere, di respirare quelle leggende e quelle storie, di visitare le chiese, i castelli, le case di campagna, uniti alle forti valenze paesaggistiche e architettoniche, ai protagonisti di quella storia e di quella cultura.

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