Il ponte sul Sillaro

Del ponte sul Sillaro si conserva la prima arcata sinistra, di ponente, realizzata in conci lapidei, superstite dopo rifacimenti medievali e distruzioni belliche e incorporata nella moderna struttura laterizia. In base alle fonti iconografiche e ai dati raccolti dallo studioso Brizio durante gli interventi di rafforzamento edilizio effettuati alla fine dell'Ottocento, l'originario impianto architettonico doveva essere costituito da tre arcate, sostenute da una platea cementizia continua, fondata su una robusta palificata in legno di rovere.
Dalla testata orientale del ponte provengono due blocchi parallelepipedi iscritti, in pietra d'Istria, che anticamente dovevano essere posti in opera a vista e che successivamente furono reimpiegati e conglobati all'interno della muratura. Il notevole spessore dei blocchi, la presenza di fori per olivelle di sollevamento alla sommità, la sbozzatura dei lati e del retro inducono a ritenere che le pietre non facessero parte dei parapetti che delimitavano la sede viaria: le iscrizioni dovevano essere murate nel corpo architettonico dell'impianto, probabilmente lungo le fiancate. Il testo epigrafico, riportato su entrambe le lapidi, reca le titolature di Traiano riferite all'anno 100 d.C.: è ipotizzabile che si tratti di una dedica realizzata nel momento in cui il ponte, esistente fin dall'età augustea, fu oggetto di un importante intervento di restauro a cura dello stesso imperatore.
La più famosa fonte itineraria pervenutaci dall'antichità, la Tabula Peutingeriana, a sette miglia da Claterna e a sette miglia da Foro Corneli, cioè a metà del tragitto che separava i due municipi, indica il Silarum fl(umen). La tabula conferma l'esistenza di una posta stradale in prossimità del ponte sul Sillaro, da identificare con una statio o mansio “ad Silarum flumen”.
Tra l'età romana e la tarda antichità lungo la sponda sinistra del Sillaro, a monte del ponte, erano già state realizzate opere di ingegneria idraulica volte a difendere la struttura, allontanandone la corrente fluviale dal lato sud-occidentale e indirizzandola all'interno della luce delle arcate.
Dato che negli ultimi secoli dell'epoca imperiale si verificò un declino nella manutenzione degli apprestamenti idraulici territoriali, è ipotizzabile che dopo l'età antica le acque del Sillaro non fossero più adeguatamente controllate e che si determinassero processi erosivi. Sicuramente la corrente intaccò la massa terrosa che, correndo lungo la riva sinistra del fiume, sosteneva la via Aemilia, verso monte, così da espandere l'area golenale a occidente del ponte e formare una saccatura che minacciò perfino la sede stradale che ne usciva. Inizialmente la via Aemilia doveva correre a rettifilo lungo l'allineamento dell'asse del ponte e quello della strada che attraversa il borgo, l'attuale via Mazzini.
L'originaria via Aemilia si intersecava con il primo cardine della centuriazione sulla sinistra del Sillaro, in prossimità dell'inizio di via Cavour, nell'area del borgo dove si nota un rialzamento del terreno, difesa naturale contro eventuali inondazioni.
I terreni lungo la via Aemilia tra il ponte sul Sillaro e l'incrocio con il cardine centuriale erano molto adatti all'insediamento umano, come dimostrano i rinvenimenti archeologici, tra cui quelli di Casa Conti, emersi lungo via Mazzini, ovvero l'antica strada consolare.
Qui, nel sito un tempo occupato dall'ex trattoria Cagnolo, nel 2000 sono stati scoperti piani pavimentali in ciottoli, ghiaia o pezzame laterizio, riconducibili ad un'area scoperta o ad un piazzale collegato all'antico asse viario. A seguito dei processi erosivi sopra ricordati, per aggirare la zona più instabile la strada consolare fu fatta piegare verso nord, acquisendo la conformazione ereditata dall'odierna statale nel tratto di circa 300 metri tra il ponte sul Sillaro e il borgo di Castel S. Pietro.

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