Il paesaggio

Terminavo l'articolo del mese scorso con la frase: “Dalle immagini si passa alla definizione di un qualcosa di più grande, dalla loro staticità l'emanarsi delle coordinate per capire la civiltà stessa”. Civiltà che trova, come ricordato, dalle caratteristiche del paesaggio, figura e significato.
Con paesaggio si identifica l'espressione fisica e visibile delle realtà umane e delle caratteristiche ambientali che caratterizzano un determinato territorio.
Da ciò ne consegue che ciascun ambito geografico e architettonico, elementi che hanno di per sé stessi una loro unità di paesaggio ben riconoscibile e qualificabile, indicano e caratterizzano insieme una identità locale.
Concetto questo di base per orientarsi in una ricerca culturale, antropologica, sociologica, storica di qualsiasi territorio, atta a coglierne le modificazioni avvenute con il passare del tempo vuoi nell'assetto culturale della zona in esame, vuoi per le modificazioni architettoniche degli edifici, vuoi per il mutare dei corsi d'acqua, vuoi per tutte le componenti dell'ambiente rurale, che hanno determinato in ciascun luogo il cristallizzarsi di ben specifiche caratteristiche e connotazioni che hanno reso e rendono chiaramente ed univocamente riconoscibile un paesaggio da un altro.
A questi paesaggi, che il passato ci ha consegnato, dobbiamo riconoscere grandi valori di ordine storico, architettonico, naturalistico, documentario, sociale, che rappresentano il volano dell'attività turistica, che è e che dovrà essere sempre più sensibile ai requisiti di conoscenza del loro mantenimento a discapito delle alterazioni ambientali che senza logica, tranne quella del profitto e del ritorno personale, hanno e stanno alterando l'ambiente.
In altre parole, se siamo coscienti delle bellezze naturalistiche od architettoniche dei nostri territori, sarà più semplice amarli e mantenerli integri, perché solo in questa maniera saranno sempre più meta di turisti, perché non uniformati e uniformabili alle moderne concezioni del tutto uguali avulse da ciò che sta alla base della loro storia, come è riconoscibile dalle periferie delle città.
È questo l'intento culturale di tutelare innanzitutto il valore della memoria del luogo, intesa nella sua più ampia accezione, e quindi estesa a tutti gli elementi fisici e immateriali che la costituiscono, salvandola dall'intento economico della rendita legata alle possibili trasformazioni del luogo stesso. E da questa memoria del luogo il paesaggio architettonico e storico, prodotti dalle vicende modificative subite nel corso dei secoli, rimane testimonianza tangibile e come tale va conservata riconducendo ogni eventuale intervento, richiesto dalle attuali necessità di vita, nell'ambito della conservazione dei caratteri del paesaggio stesso.
Ed eccoci al nostro territorio e al nostro paesaggio.
Identificare oggi i territori e i paesaggi antichi è cosa ardua. Il paesaggio, assediato dal cemento, invaso da un traffico sempre più caotico, ha perduto le sue caratteristiche che, ripeto, erano quelle che lo definivano diverso da altri paesaggi e quindi ben riconoscibile.
Condomini, ville e villette sparse, insediamenti industriali sono cresciuti senza un'attenta pianificazione territoriale confondendo e cancellando il tradizionale aspetto del nostro paesaggio e delle nostre campagne, unico bene che potevamo anche proporre quale identità da scoprire.
Si salva solo qualche piccolo borgo, qualche chiesa, qualche casa colonica rimasta miracolosamente intatta causa l'abbandono dell'agricoltura a volte nascosta da siepi o da alberi.
Ed ecco la ricerca, la cultura.
Ritrovare i vecchi argini che proteggevano da eventuali piene, i filari delle piantate che delimitavano i campi di grano o di canapa, i canali stessi lasciati ad un progressivo riempimento di materiali che ne ostruiscono la loro fondamentale funzione, i lunghi filari di pioppi, le case-torri che hanno disseminato il territorio con le loro guglie che lasciavano uscire i fuochi e le luci di avvistamento per difendersi e difendere il territorio, le case coloniche con le loro architetture ben definite e delineate nelle loro forme emiliane diverse dalle romagnole, il pozzo che portava acqua potabile o le aie dove si lavoravano le grandi masse di grano o di mais, è difficile e quasi impossibile ai nostri occhi, sempre più distratti e sempre più frettolosi nelle loro scansioni, ritrovare e definire.
Queste pagine serviranno anche a riscoprire, a sensibilizzare e conoscere queste particolarità che vivono, purtroppo, di un lento, ma inesorabile declino.

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