Livia Drusilla

  • Scritto da Gabriele Galanti

Donne imperatori

IL POTERE FEMMINILE NELLA ROMA IMPERIALE - LIVIA DRUSILLA

 

L'esempio più significativo e importante di controllo femminile del potere, nell'antica Roma, è quello che si procurò e mantenne nel tempo (morì a oltre 71 anni), Livia Drusilla; a ciò contribuì notevolmente il fatto di essere divenuta, in seconde nozze, la moglie di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto.

Era nata a Roma nel 58 a.C. con i nomi di Livia Drusilla Claudia da Marco Livio Druso Claudiano e Alfidia: il diminutivo Drusilla fa pensare che fosse la seconda figlia della coppia.A 16 anni (42 a.C.) fu mandata in sposa al cugino Tiberio Claudio Nerone, che apparteneva come il padre di Livia al partito dei congiurati che avevano ucciso Cesare. Dopo la battaglia di Filippi il padre di Livia, come Bruto e Cassio, si suicidò mentre il marito di lei continuò a combattere Ottaviano, alleandosi con Marco Antonio. Il comportamento di Tiberio Nerone portò la famiglia ad essere proscritta e a fuggire prima in Sicilia e poi in Grecia, per non essere sottoposta a rappresaglie.

Nel 39 a.C. fu fortunatamente dichiarata una amnistia generale che consentì a tutti i membri della famiglia di rientrare a Roma. Qui incomincia “l'attività” di Livia per avvicinarsi al vero centro del potere. In quell'anno Livia aveva circa 18/19 anni ed era già madre di Tiberio (futuro imperatore) mentre Gaio Ottaviano era sposato, in seconde nozze, con Scribonia che era al momento alla fine di una gravidanza, così come la stessa Livia. Il gossip  (non sappiamo però quanto vicino alla verità) che ci perviene da Cassio Dione Cocceiano (grande storico peraltro) vuole che i due (Livia e Ottaviano) si incontrassero ad un convivio in casa di amici comuni. La cena procedeva nel migliore dei modi tant'è che ad un certo punto Ottaviano chiese a Livia di seguirlo in un ambiente più privato; al rientro i due apparvero a tutti molto scomposti al punto che Livia era particolarmente rossa in volto e con tutta la capigliatura fuori posto. 

L' “incontro” dovette essere così soddisfacente che Ottaviano chiese alla moglie Scribonia, nello stesso giorno in cui diede alla luce la loro figlia Giulia, di divorziare e convinse (impose cioè) a Tiberio Nerone di fare altrettanto. Inoltre appena dopo tre giorni la nascita del figlio di Livia e Nerone, i nuovi “colombi” si unirono in matrimonio.

I fatti ci sembrano così sconcertanti che non c'è colpo di fulmine che tenga! L'unica giustificazione è che a Roma i matrimoni erano basati prima di tutto sui legami tra famiglie e l'unione per Ottaviano a un esponente della gens Claudia era di indubbio interesse politico anche se all'epoca egli dominava già il consenso militare, gran parte di quello senatoriale e popolare e disponeva di enormi ricchezze. D'altra parte alla gens Claudia unirsi all'astro nascente della gens Julia non poteva essere che molto vantaggioso. Se poi il “trattamento” riservato al futuro imperatore da parte dell'avvenente ancorché gravida Livia sia stato particolarmente indimenticabile è un'altra cosa ! Uniti ufficialmente in matrimonio, Gaio Ottaviano e Livia dovettero incominciare oltre che organizzare la scalata finale al potere supremo, anche a gestire i problemi derivanti dalla loro allargata famiglia.

La situazione era la seguente:

- Livia  era madre di Tiberio e di Druso maggiore, figli di Tiberio Nerone

- Ottaviano era padre di Giulia, figlia di Scribonia ma affidata al padre.

I coniugi vivevano in maniera semplice in una casa sul Palatino: Livia non mostrava vesti di lusso o gioielli e curava personalmente la gestione della casa e del marito. Tutta la sua lunga vita si svolse all'insegna della compostezza e della modestia, come si conveniva a una matrona repubblicana e non con il lusso e lo sfarzo delle future imperatrici. Era oculata e così attenta alle spese che al compimento dei suoi 23 anni Ottaviano arrivò a concederle il grande onore di amministrare i suoi beni personali. La madre di Tiberio gestiva personalmente la sua clientela e tra le schiere dei suoi schiavi era in grado di scegliere quelli più capaci concedendo loro la libertà: recentemente è stato trovato un intero colombario (sepolcreto romano) in cui erano sepolti oltre 500 liberti di Livia.

E' chiaro che tutto ciò portava Livia ad essere molto amata dal popolo, per le sue doti, le sue capacità e l'influenza che esercitava su Ottaviano (divenuto Augusto dal 27 a.C.) con i suoi consigli sulle decisioni del marito. Insomma Livia in breve tempo divenne  molto potente per le sue scelte e quelle che “consigliava” ad Ottaviano. Nessuna imperatrice romana raggiunse il suo livello di consensi, di ammirazione, di accettazione, di devozione e quindi di rispetto da parte degli abitanti dell'Impero la cui estensione era già ormai giunta ai massimi livelli.

Quando Augusto morì (14 d.C.) Livia aveva circa 56 anni, ma nel testamento si trovò da lui adottata, divenendone a un tempo vedova e figlia e ricevendo un immenso patrimonio e la definitiva appartenenza alla gens Julia.

Una carriera veramente eccezionale e rispettabile che Livia poté godersi (ma con i problemi che vedremo) per altri 15 anni dopo la morte del marito. Si narra che fosse molto attenta alla dieta alimentare non eccedendo in cibi o in vini, se si eccettua quel Pùcino a cui attribuiva proprietà medicamentose e quindi poteva essere consumato con più allegria: gli enologi moderni credono di aver identificato questo Pùcino col nostro Prosecco. Seguace del medico Asclepiade era assai attenta alla cura del suo corpo con massaggi, bagni, erbe salutari, paste dentifrice e tisane per superare i momenti di stress e di affaticamento nervoso. Conosceva dunque molto bene tutti i modi per mescolare erbe di VARI tipi. Una moglie bella, meravigliosamente attenta alla casa, al controllo delle spese, al benessere del marito (gli storici maligni affermano che gli procurasse tutta una serie di giovanissime amanti che lo rilassassero dai suoi gravosi impegni di lavoro), attenta alle esigenze del popolo, delle donne in particolare: insomma non aveva difetti. Ma….

I ma sono piuttosto pesanti. L'unione fra Livia a Augusto era rimasta senza figli e il marito avrebbe potuto chiedere il divorzio, cosa che non volle fare, forse convinto di risolvere il problema della sua successione in modo semplice e diretto per la SUA famiglia. Ma così non fu !

Il critico più morbido nei confronti di Livia fu Caligola che si limitò a chiamarla con il nomignolo di Ulixes stolatus: un Ulisse in gonnella per le sue capacità di lusingare, ingannare e soprattutto ottenere quanto si era ripromessa. Ben più efficaci furono gli storici dell'epoca: Cassio Dione e Cornelio Tacito la accusarono pesantemente di tramare affinché il potete di Augusto venisse trasferito a un membro della gens Claudia e non a quello della famiglia di Augusto.

Marco Claudio Marcello era nipote di Augusto in quanto figlio di Ottavia minore, sua sorella. Marcello era nato nel 42 a.C. e il suo cursus honorum (carriera civile e militare) fu accelerato assai per consentirgli di occupare posizioni di sempre maggior prestigio sia militari che amministrative in modo da scavalcare Tiberio, figlio di Livia , che era nato nello stesso anno.

Nel 25 a.C. Augusto gli concesse di sposare sua figlia Giulia e a quel punto la successione era così ufficializzata. Il matrimonio era ancora infertile quando all'improvviso, due anni dopo, Marcello a soli 19 anni morì. I sospetti che si addensarono sul capo di Livia furono fin troppo evidenti: Marcello era stato anteposto ai suoi figli e questo era molto chiaro. Augusto si trova in imbarazzo e così decide di richiamare rapidamente a Roma dalla Sicilia, dove era stato allontanato per prevenire eventuali contrasti con Marcello, il suo generale Marco Vipsanio Agrippa, vero genio militare a cui Augusto deve tutta la serie di vittorie durante la sua ascesa al potere, dalla morte di Cesare fino alla sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra ad Azio. Giulia aveva già cominciato tutta una serie di relazioni inadatte alla figlia di Augusto, sia per la quantità che per la qualità dei partners. Augusto decide comunque rapidamente di farla sposare ad Agrippa nonostante che il suo amico generale avesse oltre 25 anni più di lei.

Giulia fu una brava madre dal punto di vista riproduttivo: diede ad Agrippa cinque figli (Gaio Cesare, Giulia minore, Lucio Cesare, Agrippina, e Agrippa Postumo).

Morto improvvisamente Agrippa a soli 51 anni, Augusto adottò e dichiarò eredi i figli di lui e di Giulia , Gaio e Lucio Cesare, suoi nipoti.

Nel contempo, anche per tenere a freno i focosi impulsi di Giulia, prima della fine del lutto di Agrippa la fece fidanzare con Tiberio figlio di Livia; Tiberio prima del fidanzamento dovette però divorziare dalla moglie Vipsania, figlia di primo letto del generale Agrippa. Vipsania pare fosse assai amata da Tiberio e per di più era incinta. Vedete con quale facilità le nobili famiglie romane si unissero in matrimonio per interesse politico-sociale, facessero figli e subito prima o subito dopo o anche durante le gravidanze, si fidanzassero, si sposassero, creando una vera bolgia di padri, madri, figli di primo, secondo e terzo letto, senza preoccuparsi minimamente di quello che noi chiameremmo amore, rispetto, onore o anche semplicemente... buongusto ! Fra Giulia e Tiberio le cose non andavano affatto bene, prima di tutto per l'indole dei due e poi perché pare che Giulia collezionasse molti amanti, facendosi perfino sorprendere a intrattenersi con loro, in pubblico, nel Foro (anche se pare di notte!). Il padre, Augusto, anche per dare significanza alle sue recenti leggi sull'adulterio, non poté fare altro che esiliarla, con la sola compagnia della madre Scribonia, sull'isola di Pandataria, oggi Ventotene. Al di là del comportamento di Giulia, che gli storici sottolineano come “inquinato dalla lussuria”, ci interessa seguire la vita dei suoi figli, Gaio e Lucio Cesare, eredi designati di Augusto. Gaio era il maggiore ed era nato nel 20 a.C e già in tenera età era stato nominato, assieme al fratello, erede ufficiale. Affrettando enormemente la sua carriera, Gaio si trovò, a soli 21 anni (siamo nel 1 d.C) ad affrontare una spinosa questione orientale, che avrebbe richiesto più esperienza e conoscenza dei luoghi, tra i tradizionali ribelli Parti e gli Armeni. Gaio invitato a un colloquio, per definire eventuali trattative di pace, cadde invece in un tranello durante il quale fu ferito seriamente. Il giovane non si riprese e morì, due anni dopo (!) in Licia, a soli 24 anni, mentre era sulla via del ritorno a Roma.

La morte fu naturale e in conseguenza solo della ferita ricevuta? Oppure si volle impedire a Gaio di rientrare a Roma per occupare stabilmente il suo ruolo di erede designato? Non possiamo saperlo con certezza anche se ancora una volta i sospetti degli storici convergono pesantemente su Livia. Per quanto riguarda l'altro nipote, anche lui nominato erede di Augusto, Lucio Cesare, ebbe una sorte molto simile a quella del fratello: carriera pubblica e militare molto precoce e rapida, inviato con l'esercito in Spagna, durante il viaggio si ammalò gravemente e morì a Marsiglia 18 mesi prima del fratello, anche lui lontano da Roma e da occhi indiscreti e indagini troppo pressanti.

Insomma il destino (?) si accaniva pesantemente verso gli eredi della gens Julia designati da Augusto.

Morto Agrippa, esiliata la figlia Giulia, morti i due nipoti, ad Augusto non rimanevano che due possibilità di scelta per l'eredità: Tiberio, figlio di Livia e di Tiberio Nerone oppure Agrippa Postumo figlio di Giulia e di Vipsanio Agrippa, nato poco tempo dopo la morte del padre. Non avendo vie di fuga, Augusto, con una pubblica cerimonia nel Foro Romano li adottò tutti e due, nel 4 d.C. A questo punto dunque solo una era la possibilità che la gens Julia uscisse vincitrice nella corsa al trono, quando Augusto si fosse deciso a farsi da parte: Agrippa Postumo. Tre anni dopo l'adozione però Postumo fu esiliato prima a Sorrento poi molto più duramente a Pianosa: le motivazioni non sono chiare. Si parlò di carattere violento e privo di ogni interesse e qualità; la cosa certa è che tra lui e Livia non correva buon sangue e il ragazzo non perdeva occasione per screditarla e calunniarla.

Il seguito della storia non fece che confermare i pesanti sospetti sorti già al momento dell'esilio del giovane. Alcuni mesi prima di morire (14 d.C) Augusto volle visitare, in gran segreto e accompagnato dal solo amico Fabio Massimo, Postumo  a Pianosa. L'incontro portò a una riappacificazione tra i due, al punto che a Roma oramai tutti si attendevano il richiamo del giovane dall'esilio. Ma Massimo aveva raccontato dell'incontro tra Augusto e Postumo alla moglie Marcia, grande amica di Livia. Poco tempo dopo Fabio Massimo morì (suicidio?) e in pochi mesi lo seguì dolcemente nella tomba lo stesso Augusto, a Nola, amorosamente assistito dalla moglie.

Come sostiene lo storico Tacito, i dolcissimi fichi curati da Livia nella sua tenuta di Prima Porta assieme alle sue erbe “medicinali”, ebbero un ruolo decisivo in questo trapasso ? Il povero Postumo, per evitare ogni  futuro contrasto al vertice, venne rapidamente ucciso a Pianosa dal gladio di un centurione a cui erano stati impartiti ordini precisi. Ma da chi? Da Livia o da Tiberio o da ambedue oppure dallo stesso Augusto come sostenevano in modo assai poco credibile madre e figlio? E' vero peraltro che poco prima di morire Augusto si era comportato in modo veramente spietato e crudele: aveva condannato a morte Cesarione, figlio di Cesare e Cleopatra, non aveva voluto richiamare dall'esilio la figlia Giulia nonostante le sue numerose e pressanti richieste di clemenza e aveva dato disposizioni che né la figlia né la figlia di lei (Giulia Minore), venissero sepolte dopo la morte nel suo Mausoleo. Giulia poi, privata da Tiberio, il suo ex marito, di ogni sostegno economico, finì per morire di stenti.

A questo punto una cosa era certa: la strada per Tiberio a divenire imperatore era completamente spianata !

Per Livia si apriva una nuova fase della vita, fino a quel momento tutta tesa a far sì che Tiberio (dal momento che il fratello Druso era morto) raggiungesse il trono.

Le fonti ci raccontano però che all'inizio della vita imperiale Tiberio si trovò in notevoli contrasti con la madre che, peraltro, doveva trasferirgli tutta quell'esperienza politica e di gestione del potere di cui Tiberio era totalmente privo. I due evidentemente non si sopportavano soprattutto a causa dell'immensa popolarità di Livia che era così radicata che l'imperatrice madre arrivò a fare erigere una statua in memoria di Augusto nella cui dedica il suo nome appariva prima di quello di Tiberio. Sempre più geloso del potere della madre Tiberio arrivò a porre il veto a un decreto del Senato che avrebbe voluto conferire a Livia il titolo di “madre della patria”.

Gli storici sono propensi a credere che quando Tiberio decise di ritirarsi a vivere prima in campagna poi a Capri, allontanandosi dalla capitale, l'abbia fatto proprio per non avere più a che fare con la madre, così come anni prima aveva scelto di vivere a Rodi, lontano da Giulia e dal potere, nonostante la gloria che le sue grandi imprese militari in Illirico, Macedonia e Tracia gli avessero portato.

Fu un grave errore per l'imperatore lasciare Roma: agevolò in tal modo l'ascesa di Seiano, prefetto del Pretorio, che arrivò a congiurare per ottenere il trono, e lasciò libera la madre Livia di continuare a godere di quella fama e di quel potere che si era guadagnata con gli anni.

La prima volta che Livia si ammalò Tiberio si spostò da Capri per raggiungerla ma, quando la malattia si fece più acuta (29 d.C.), Tiberio non si mosse.

 Evidentemente non avevano più nulla da dirsi, al punto che ai funerali della madre, Tiberio inviò a rappresentarlo e a farne l'elogio funebre Caligola, che la odiava e più volte l'aveva apertamente accusata di assassinio. Tiberio rifiutò perfino che la madre venisse divinizzata, come di norma veniva fatto, e fece anche annullare il testamento da lei fatto. Solo l'imperatore Claudio tredici anni dopo fece divinizzare la nonna. Figura complessa dunque Livia, capace di superare ogni “ostacolo” pur di arrivare al potere, sposando Ottaviano Augusto, assecondandolo nella gestione del potere, essendogli sempre vicina e influenzandolo in ogni modo. Il suo raggiungimento della popolarità e del consenso fu indubbio, ma poi come usò questa sua posizione per aiutare la scalata alla successione del figlio Tiberio? Possibile che tutti gli eredi designati da Augusto siano uno dopo l'altro scomparsi per morte naturale? Marcello, Agrippa, Lucio e Caio Cesare (con la loro madre esiliata) fino ad Agrippa Postumo, e infine lo stesso Augusto quando sembrava pronto a riconciliarsi con Agrippa Postumo? Incomprensibile poi il comportamento tra Tiberio e la madre che in fin dei conti si era esposta a tutte le critiche e a tutti i sospetti pur di assicurargli il trono. E' certo che se osserviamo il ritratto di Livia ritrovato nel Fayum in Egitto e oggi conservato nella gliptoteca di Copenaghen, rimaniamo perplessi e sospettosi per quel viso sfuggente, quel naso stretto e quelle sottilissime labbra e non affideremmo alla signora alcun segreto: anzi, ci terremmo a debita distanza ! Una nota particolare riguarda i rapporti di Livia con la città di Forum Livii, oggi Forlì. La città fu sempre seguita nella sua storia e nella sua organizzazione con importanti donativi da parte della moglie di Augusto in quanto essa riconosceva alla comunità una discendenza diretta dal suo mitico fondatore Livio Salinatore suo illustre antenato.

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