Zenobia

  • Scritto da Gabriele Galanti
  • Published in Storia

Il suo vero nome era BATH- ZABBAI latinizzato in ZENOBIA SETTIMIA. Siamo nel terzo secolo dopo Cristo in Siria, a Palmira dove era nata nel 240 d.C. La mitica oasi di Palmira, Tadmur in arabo, era già stata citata, fino dal 2° millennio avanti Cristo, su una tavoletta Assira; in epoca Romana finì per divenire una specie di territorio “cuscinetto” tra la Persia e Roma. Qui l'attività commerciale e carovaniera si svolgeva in modo assai florido per l'abbondanza delle merci che giungevano dall'Oriente e i mercanti avevano modo di incontrarsi dopo la lunga traversata tra il Medio Eufrate e la Siria, accolti dalla grande quantità di sorgenti che sgorgavano all'ombra delle palme. La sua prosperità andò dunque accrescendosi nel tempo, sia da un punto di vista commerciale che militare.

Ai tempi dell'Imperatore Valeriano (210 ca.-260 d.C.) (foto 2 Valeriano)  la guerra sempre aperta tra Roma e i Parti Sasanidi andò intensificandosi, fino a sfociare in  una serie di attacchi contro i territori occupati da Roma da parte del re dei Sasanidi Shapur I (da noi noto come Sapore I). Le cose si stavano mettendo veramente male per Roma e a quel punto Valeriano, in zona da tempo, tra una battaglia e l'altra, chiese un abboccamento direttamente con Shapur. L'abboccamento fu concesso ma da quel momento di Valeriano non si ebbero più notizie : inghiottito dalla storia. Il grande storico E. Gibbon riporta  nella sua Storia della decadenza e rovina dell'impero Romano la tradizione che ogni volta che Shapur saliva a cavallo era solito poggiare il piede sul collo dell'Imperatore inginocchiato a fianco del cavallo a mo' di sgabello e che alla sua morte fece impagliare la pelle di Valeriano, a foggia umana, e la fece conservare per le epoche successive, nel più celebre tempio della Persia, come monumento e monito.

È certo che della fine di Valeriano ben poco si sa con certezza soprattutto per le poche fonti a disposizione (Eutropio, Zosimo e pochi altri) oltretutto tra loro discordanti.

Di lui abbiamo una imperitura memoria nel celebre rilievo rupestre a Naqsh e Rustam (vicino a Persepoli) in cui Shapur tiene prigioniero Valeriano e riceve l'omaggio in ginocchio di un alto personaggio romano.

Valeriano comunque dall'inizio del suo regno aveva associato al trono il figlio Gallieno dividendo con lui le responsabilità: al figlio l'Occidente a lui l'Oriente. Morto o comunque scomparso il padre, Gallieno affidò la responsabilità di tutto l'Oriente a Odenato Settimio re di Palmira  col titolo di Dux Romanorum e di Re dei Re. Odenato, che peraltro era il vero “padrone“ anche militare di tutta la zona, si dimostrò alleato fedele e oculato dell'Impero Romano. Egli aveva sposato in seconde nozze una giovanissima e bellissima figlia del più ricco mercante di Palmira, Giulio Aurelio Zenobio: Zenobia appunto.

Assai presto la ragazza dette a Odenato un figlio, Vaballato e poi anche un secondo di cui però non conosciamo il nome.

Intanto Odenato era riuscito a battere Shapur e a rafforzare il suo potere su tutte le terre da lui governate, dando in pari tempo sicurezza ai confini Orientali di Roma. Nel 267/268 però Odenato, tornato in patria, fu assassinato a Emesa assieme al figlio maggiore Erodiano e al governatore militare di Palmira. L'assassino fu un nipote o un cugino, tale Maconio. Ancora una volta l'intrigo è oscuro: Maconio uccise per suo interesse (succedere a Odenato) o su istigazione di Zenobia che voleva portare al potere il figlio Vaballato rispetto a Erodiano figlio della prima moglie di Odenato? È certo che subito dopo l'uccisione di tutto il vertice operativo di Palmira, Maconio fu messo a morte su ordine di Zenobia. Ecco dunque che la Regina dimostrò subito quale era la sua strategia e il suo desiderio: detenere e gestire il potere, regnando ufficialmente a nome del figlio minorenne. Tutte le Provincie Orientali di Roma erano dunque governate dal 271 d.C. in poi dalla Regina di Palmira; Zenobia bella, giovane, desiderosa del potere e…. , a detta delle  fonti “insolitamente” casta, al punto di giacere col marito solo quando erano in programma dei figli! I fatti a Roma, come di consueto, erano andati evolvendosi rapidamente. Un oscuro militare della Mesia Inferiore, nato nel 214 d.C, L. Domizio Aureliano (quello delle mura di Roma per intenderci), si era fatto strada come Comandante di cavalleria: alleatosi con colui che avrebbe poi regnato col nome di Claudio il Gotico, difese l'Imperatore Gallieno da un complotto ordito contro di lui. Ottenutane  la fiducia,  i due poi congiurarono a loro volta e fecero assassinare Gallieno. Claudio divenne il nuovo Imperatore e Aureliano il suo Comandante Militare in capo (dopo aver “ convinto “ il fratello di Gallieno che non aveva sufficienti capacità per  la successione !). Ben presto Claudio morì di peste e così il trono era già pronto per Aureliano. Zenobia aveva concluso con l'Imperatore Claudio un accordo che le confermava i confini del suo regno con quelli già definiti con Odenato e cioè Cilicia, Siria, Mesopotamia e Arabia e governava mantenendo buoni rapporti con Roma e mostrandosi in pubblico con i titoli divini che le erano propri e aggiungendo quello di “discendente ed erede di Cleopatra”. I messaggi dovevano essere chiari per tutti!

Ben presto però la regina dimostrò tutta la sua tempra e iniziò una politica espansionistica che non poteva trovare l'autorizzazione di Roma. Lanciando le sue armate (si parla di circa 70.000 uomini) al comando del generale Zabdas, conquistò rapidamente l'Egitto e la Bitinia, arrivando a minacciare il Bosforo. Zenobia, come le grandi Imperatrici Siriache, a cominciare da Giulia Domna (moglie di Settimio Severo), era sempre presente sul campo di battaglia per sostenere e incitare i suoi soldati, anche a costo della sua stessa vita. Aureliano si trovò così, a Nord, uno stato più o meno indipendente, gallo-romano, a cavallo del Reno, sotto il controllo di Tetrico ex Governatore dell'Aquitania e ora usurpatore al trono, e a Est, l'Oriente, sotto la forte mano di Zenobia, con una dimensione territoriale vieppiù crescente. Inoltre con l'occupazione dell'Egitto Zenobia aveva messo in gravi difficoltà l'approvvigionamento del grano a Roma. La cosa non era sopportabile e così Aureliano incominciò la sua offensiva partendo dall'Oriente. Il problema qui non era facile poiché Zabdas disponeva di quella cavalleria pesante i -Clibanarii, erede dei famosi Catafratti - persiani. Erano questi cavalieri interamente coperti di corazze su tutto il corpo e montati su cavalli pesanti, a loro volta protetti da coperture corazzate; in poche parole un carro armato vivente ante litteram pressoché invincibile e in più difeso da una coorte di precisissimi arcieri palmireni. Ma Aureliano era stato in passato Comandante di cavalleria e seppe come sconfiggere i Clibanarii. Fece arretrare in continuazione i suoi cavalleggeri leggeri, come avessero intenzione di fuggire e alla fine fiaccò così la resistenza dei cavalli palmireni spossati dal peso delle proprie corazze e da quelle dei cavalieri. A quel punto i “carri armati” erano facile preda dei più agili cavalieri romani.

Aureliano recuperò così rapidamente Bitinia ed Egitto e si preparò allo scontro finale con Zabdas sulla piana di Emesa: in quello stesso luogo si era combattuta oltre 1500 anni prima la mitica battaglia di Qadesh, in cui gli Ittiti di Muwatalli e gli Egizi di Ramsess II avevano “pareggiato” anche se ognuno dei due volle ascriversi la vittoria. Ramssess II ci aveva anche regalato quegli straordinari e  tuttora vivi e magnifici affreschi all'interno del tempio maggiore di Abu Simbel tutt'ora visibili a testimoniare l'incomparabile maestria degli artisti locali. Aureliano, nelle sue riconquiste, applicava nel confronto degli sconfitti una politica moderata, da liberatore degli oppressi comprensivo anche della loro fedeltà alla religione del dio El Gabaal. A Emesa si infransero tutti i sogni di Zenobia e il suo tentativo di fuga dal luogo della battaglia per unirsi ai Sasanidi fu reso vano dalla cattura. La scena è degna della migliore tradizione filmografica di Hollywood: Zenobia e il figlio in fuga a dorso di dromedario inseguiti dalla cavalleria romana, più veloce ma meno adatta alla sabbia: come vuole una scenografia attenta, la fuga si arrestò proprio mentre i fuggitivi attraversavano l'Eufrate, il tanto desiderato “confine di stato”! Se la regina e il figlio salvarono la vita non così fu per tutta la Corte Palmirena a cominciare da quel Cassio Longino che era a capo di consiglieri di Zenobia. Mentre Aureliano si dirigeva immediatamente a Nord per infrangere anche gli ultimi desideri di autonomia di Tetrico, Zenobia fu inviata a Roma assieme al figlio che però morì nel corso del viaggio. Nel 274 d.C, Aureliano, gonfio di vittorie e, almeno per il momento a capo di un Impero più stabile, se non tranquillo, celebrò a Roma un trionfo senza uguali: alla fine della interminabile parata di soldati, bottini di guerra, scene dipinte che illustravano le più importanti vittorie, si trascinavano i prigionieri Tetrico e Zenobia legati con pesanti catene d'oro. La Regina di Palmira doveva essere continuamente aiutata per sopportare il peso della sua evidente prigionia. La celebrazione per Aureliano fu massima e da allora lui aggiunse alla sua titolatura quella di Partico Massimo.

Ancora una volta seguendo la trama del migliore “peplum” storico ai due prigionieri non andò male del tutto: Tetrico fu nominato Governatore della Lucania e a Zenobia (ancora giovane: aveva solo 34 anni), confinata a Tivoli, fu dato come marito un ricco senatore con tanto di proprietà terriere, ville e titoli nobiliari. Qui Zenobia, vicino alla magnifica residenza che l'Imperatore Adriano aveva voluto per sé, lontano da Roma, finì i suoi giorni (non sappiamo esattamente quando): lei fu la donna che E. Gibbon definì l'unica vera grande eroina del mondo antico. È certo che, senza Zenobia, Palmira (foto 9 panorama di Palmira) non sarebbe diventata quella splendida città del deserto che tuttora possiamo ammirare: la grande regina rimase l'unica donna del mondo orientale che seppe affrontare l'Impero Romano mettendolo in gravi difficoltà.

Nel mondo nomade, tra le oasi del deserto, la storia della Regina indomita anche se sconfitta e prigioniera, viene ancora raccontata nelle notti di luna dai beduini, accoccolati sulla sabbia con la schiena appoggiata al loro dromedario.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Contatti

+039 0516951101
 
redazione@ilcastellano.net

 

 

        Coming soon

 

I contenuti pubblicati in queste pagine sono protetti dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d'autore, legge 633/1941 e successive modifiche ed integrazioni.
È vietata per qualsiasi fine o utilizzo, la riproduzione integrale su internet e su qualsiasi altro supporto cartaceo e/o digitale senza la preventiva autorizzazione.
Immagini, grafici e testi, in originale, riprodotti o tradotti, appartengono ai rispettivi proprietari.

Newsletter

Mantieniti in contatto con noi. Vuoi rimanere aggiornato sulle offerte e novità de il Castellano.net? Iscriviti alla nostra newsletter!