Eretz Israel: terra senza pace

  • Scritto da Odoardo Raggiani
  • Published in Storia

Dopo il viaggio del papa e l’attentato a Bruxelles, riprendiamo dal volume 18 storie del novecento (Odoardo Reggiani, in.edit edizioni, 2009) alcuni brani esemplificativi sulla questione israeliana.

Il 14 maggio 1948 segna la data di nascita dello Stato di Israele. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per risolvere il conflitto arabo-ebraico che a partire dalla fine dell’Ottocento registrava un crescendo di sanguinosa intensità, approvò (risoluzione n° 181 del 29 novembre 1947) la spartizione della Palestina (sotto mandato britannico dal 1920) in due stati: uno arabo e uno ebraico. Tutti i governi musulmani, pur di non riconoscere un’entità statuale giudaica in Eretz Israel (terra di Israele), votarono contro quella risoluzione che fu invece approvata dalle maggiori potenze mondiali. Il nuovo stato fu subito ammesso fra i membri delle Nazioni Unite. Poche ore dopo la dichiarazione di indipendenza, solennemente pronunciata da David Ben Gurion davanti a una folla stipata in una spoglia sala del museo di Tel Aviv, un’armata araba formata dagli eserciti egiziano, giordano, iracheno, siriano, libanese e affiancata da contingenti sauditi, aggredì il neoproclamato stato. Le forze di difesa israeliane, formate da un esercito popolare di qualche decina di migliaia di soldati, prive di armamento pesante ma fortemente motivate e perfettamente addestrate, respinsero l’armata araba fuori dai propri confini, dopo 15 mesi di combattimenti. Le successive trattative separate fra Israele e gli stati aggressori assicurarono agli ebrei nuovi territori rispetto a quelli assegnati loro dal piano di spartizione dell’ONU. Imponente fu l’esodo della popolazione araba, anche per la speranza di un ritorno in tempi brevi nelle terre perdute, speranza fomentata dai governi arabi aggressori. I quali se ne guardarono tuttavia dall’accogliere centinaia di migliaia di profughi nei loro territori e li obbligarono a vivere in campi e condizioni indegne di una comunità civile: una situazione evidentemente utile a mantenere alta la tensione ai confini di Israele. Dopo quella prima guerra, ne seguirono altre tre e una perenne guerriglia fra le due comunità tuttora in corso. La costituzione dello stato di Israele viene infatti considerata dal mondo islamico come un atto di aggressione e di usurpazione di territori nei confronti dei palestinesi e i molti tentativi di pacificazione promossi dai presidenti americani J. Carter (Camp David 1979), B. Clinton( Oslo 1993) e G. W. Bush (Road Map 2002) non hanno finora dato pace alla terra di Abramo, padre comune delle tre grandi religioni monoteiste.
Quali sono le ragioni dei popoli ebraico e palestinese? Qual è l’origine dell’antisemitismo? È una storia lunga quattromila anni. Vediamone almeno i passaggi essenziali. [...]

Il sionismo


Con la parola sionismo (da Sion, uno dei nomi biblici di Gerusalemme) si indica propriamente una dottrina politica nata nel tardo Ottocento per iniziativa di Theodor Herzl (1860-1904), scrittore austro-ungherese di origine ebrea che rimase profondamente colpito dall’affair Dreyfuss e dall’ondata di antisemitismo che ne derivò in Francia nel 1894. Il problema poteva essere risolto, secondo Herzl, solo creando una nazione ebraica con un proprio territorio legalmente riconosciuto. Raccolse il suo progetto nel libro Der Judenstaat (Lo stato ebraico) che accese gli animi di milioni di israeliti dispersi in tutto il mondo. Nel 1897 Herzl organizzò a Basilea il primo congresso sionista che definì la Palestina quale territorio del futuro stato per i legami di quella terra con la storia del popolo di Israele e fondò l’Organizzazione Sionista Mondiale. Gli scopi dell’Organizzazione furono precisi: ritorno degli ebrei alla terra di Israele (Eretz Israel) e nascita sul suolo patrio della vita nazionale ebraica attraverso l’insediamento ebraico organizzato (Yshuv). Nel 1902 nacque il Fondo Nazionale Ebraico (Keren Kaymath Leisrael KKL) che raccogliendo denaro dagli ebrei di tutto il mondo iniziò ad acquistare terreni in Palestina.
Questo diritto, che fu riconosciuto il 2 novembre 1917 nella dichiarazione Balfour, prese forma alla conferenza della pace di Parigi al termine della prima guerra mondiale (1919) e venne riaffermato nel 1922 con il mandato della Società delle Nazioni (attuale Onu) che dava l’approvazione internazionale al legame storico tra il popolo ebraico ed Eretz Israel e al diritto degli ebrei a ricostruire il proprio “focolare nazionale”. Il sionismo costituisce perciò l’elaborazione concettuale che giustifica la fondazione dello stato di Israele. Già nel 1887 gruppi di ebrei in fuga dai grandi pogrom scatenati in Russia, Romania e Polonia si stabilirono in Giudea, Samaria e Galilea su terreni acquistati con l’aiuto di israeliti sparsi in tutto il mondo. Non erano certamente terre buone. I latifondisti arabi che vivevano al Cairo, a Damasco o a Beirut cedettero e a caro prezzo soltanto dune sassose e paludi. Ma lentamente quei fondi si trasformarono in terre fertili e feconde.
Nell’Yshuv la lingua ebraica tornò all’uso comune grazie all’opera di Eliezer Ben Yehuda diventando elemento unificante di una comunità che prima comunicava attraverso vari dialetti o quel misto di ebraico e tedesco che era lo yiddish. La prima colonia agricola di grandi dimensioni (kibbutz) venne fondata nel 1909 a Degania sulla riva meridionale del lago Kinneret (Tiberiade), sulla terra acquistata dal Fondo Nazionale Ebraico. Qualche tempo dopo, sulle dune a nord di Jaffa, sorse Tel Aviv, prima città completamente ebraica dell’era moderna. Nel 1914 in Eretz Israel vivevano 85.000 ebrei, mille dei quali, con lo scoppio della prima guerra mondiale, si arruolarono a fianco degli inglesi del generale Edmund H. Allenby ed entrarono a Gerusalemme l’11 dicembre 1917. Nel 1920 Gran Bretagna e Francia assunsero il controllo dei territori del dissolto impero ottomano. Nel 1923 si costituì l’Agenzia Ebraica per rappresentare la comunità ebraica in Palestina e ricevette il riconoscimento ufficiale nel 1929. L’Agenzia aveva lo scopo di attuare la dichiarazione di Balfour organizzando l’immigrazione e l’insediamento degli ebrei in Eretz Israel. Operò come un vero governo ombra ebraico, raccolse fondi, tenne rapporti diplomatici con le maggiori potenze, organizzò convogli, mise in salvo migliaia di persone dalle persecuzioni antisemite, acquistò terreni dai latifondisti arabi.
L’avvento al potere del nazismo in Germania provocò un’ondata di immigrazione di cittadini tedeschi in Palestina. Il Gran Muftì di Gerusalemme, Haji Amin el-Hussein, capo spirituale dei musulmani di Palestina, fomentò rivolte arabe contro le comunità ebraiche e si schierò a fianco dei nazisti creando una divisione di SS musulmane. Gli ebrei di Palestina combatterono a fianco degli alleati: una brigata ebraica partecipò alla guerra con l’VIII Armata inglese in nord Africa e in Italia. Contemporaneamente la dirigenza sionista organizzò l’immigrazione clandestina contro le restrizioni imposte nel 1939 dal Libro Bianco di M. Mc Donald.

Radici ideologiche dell’antisemitismo


Il termine antisemitismo, che significa odio verso il popolo ebraico, è stato coniato nel 1879 in Germania da una rivista ebrea per indicare le attività antiebraiche del libellista Wilhelm Marr, fondatore della Lega Antisemita. Nel libro La vittoria dell’ebraismo sul germanesimo, Marr definì i concetti di razza e di nazionalismo e accusò gli ebrei di essere diventati il potere forte dell’Occidente e di avere “giudaizzato” in misura irrecuperabile i tedeschi. Il libro ebbe un enorme successo e fu stampato in dodici edizioni in sei anni.
I teorici ottocenteschi del razzismo furono poi i primi ad usare il termine “ariano” ed ebbero nel conte francese Arthur De Gobineau, autore del Saggio sulle ineguaglianze delle razze, il loro precursore. Gobineau interpretò la storia umana sullo sfondo di uno specifico contesto razziale: la purezza della razza determina la capacità di sopravvivenza e di dominio sulle popolazioni inferiori, mentre la mescolanza di differenti elementi razziali ne comporta un rapido declino. La più pura delle razze, secondo il conte Gobineau, era quella di ceppo germanico o ariana.
Verso il 1900 si svilupparono nuove teorie. L’inglese Houston Stewart Chamberlain nel monumentale saggio I fondamenti del XIX secolo profetizza l’inevitabile superiorità della razza germanica e la sua incessante lotta contro la razza ebraica per la conquista del mondo. Ma fu l’uscita in Russia del pamphlet I Protocolli dei Savi Anziani di Sion (1903) a scatenare in tutto il mondo la fobìa antisemita. Il libro riportava i presunti verbali di una riunione dei vertici dell’Organizzazione Sionista Mondiale, avvenuta alla fine del XIX secolo, nel corso della quale sarebbe stato deciso il rovesciamento dell’ordine costituito e la creazione di uno stato planetario controllato da una élite giudaico-massonica. Nei Protocolli erano descritti i metodi per raggiungere l’obiettivo: diffusione di idee liberali, controllo della finanza e dei mezzi di comunicazione, sovvertimento della morale e degrado dei costumi, contestazione dell’autorità tradizionale e dei valori patriottici, controllo delle masse attraverso la propaganda. La polizia segreta dello zar Nicola II sfruttò il libro per screditare quei riformatori liberali e quei movimenti rivoluzionari che stavano rapidamente guadagnando il sostegno popolare e che sarebbero poi sfociati nella rivoluzione bolscevica del 1917. Il contenuto del libello diventò così il pretesto per addossare agli ebrei ogni colpa del malessere sociale che attraversava l’impero zarista e diede la stura ad una serie di sopraffazioni, violenze e uccisioni conosciute come Pogrom e alla conseguente emigrazione in Palestina di molte migliaia di perseguitati.
Nel 1921 l’intera storia dei Protocolli fu ripresa dal quotidiano The Times il quale, dopo accurate e documentate ricerche, concluse che il testo del pamphlet antisemita era un clamoroso plagio e un falso storico preparato dalla polizia segreta zarista. Nel 1934 si svolse a Berna un processo contro un nazista svizzero, tale A. Zander, che aveva sostenuto su un giornale l’autenticità dei Protocolli. Il 19 maggio 1935 la Corte sentenziò che quel libro era un falso e un plagio da pubblicazioni precedenti che non avevano alcuna attinenza con gli ebrei. Nonostante ciò il contenuto dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion continuò e continua ancora oggi ad essere il testo di riferimento degli antisemiti. Hitler, nel suo Mein Kampf, si riferì ripetutamente a quel documento per legittimare lo sterminio del popolo israelita. Con l’estendersi del conflitto arabo-israeliano, molti governi islamici ne hanno fatto un libro di testo per le scuole dei loro paesi. Il padiglione iraniano della fiera del libro di Francoforte del 2005 aveva in esposizione una copia dei Protocolli e Hamas, da poco alla guida dell’Autorità Nazionale Palestinese, lo ha citato esplicitamente nel suo statuto. [...]

Gestazione e nascita dello stato di Israele


L’immigrazione degli scampati alla Shoa e l’acquisto di terreni in Palestina dove gli ebrei costruirono a poco a poco strutture economiche, sistema scolastico, ospedali, organismi rappresentativi, rete di trasporti, in altre parole una vita nazionale ebraica, scatenò la reazione degli arabi e diede la stura a veri e propri scontri armati sul campo. Gli ebrei si trovarono perciò a combattere su due fronti: quello degli arabi e quello degli inglesi. Questi ultimi si resero responsabili di episodi di agghiacciante crudeltà nei confronti degli ebrei in fuga dallo sterminio nazista, attuando blocchi navali per impedirne lo sbarco in Palestina.
Con il Libro Bianco del 1939 il governo britannico, sotto la pressione degli arabi, pose infatti drastiche limitazioni all’immigrazione ebraica ed alle transazioni fondiarie, misure ritenute comunque insufficienti dagli arabi ma che obbligarono gli ebrei ad attivare un piano di immigrazione clandestina e organizzare formazioni paramilitari a protezione dei viaggi e degli insediamenti. L’attentato del 22 luglio 1946, che distrusse l’hotel King David di Gerusalemme, sede del quartier generale britannico, dove perse la vita un centinaio di persone fra cui una trentina di alti ufficiali di Sua Maestà, è il simbolo del conflitto anglo-sionista che precedette l’indipendenza di Israele. La Gran Bretagna si trovò stretta nella morsa fra i paesi arabi, ai quali aveva promesso sostegno nel riassetto geopolitico dell’ex impero ottomano, e gli ebrei ai quali aveva riconosciuto, con la dichiarazione Balfour (1917), il diritto di formare un Focolare Nazionale (National Home) in Palestina.
Incapace di domare la guerriglia e stretta fra l’incudine arabo e il martello ebraico, la Gran Bretagna decise di porre fine al proprio mandato il 14 maggio 1948. Nello stesso giorno il governo provvisorio israeliano guidato da David Ben Gurion proclamò lo stato indipendente di Israele con capitale Tel Aviv. Il nuovo stato fu subito riconosciuto dalle due maggiori potenze mondiali dell’epoca: Stati Uniti d’America e Unione Sovietica.

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