Giulia, figlia di Augusto (prima parte)

  • Scritto da Gabriele Galanti
  • Published in Storia

La tradizione ci ha tramandato l'immagine dell'unica prole generata da Augusto- la figlia Giulia appunto- come quella di una donna inadeguata a svolgere il ruolo che le competeva.
Insofferente delle regole e delle leggi che il padre aveva deciso di imporre ai cittadini Romani, per fare percorrere loro il cammino che occorreva seguire nella non facile trasformazione di Roma da Repubblica a Impero, libera nello scegliersi amici, abitudini di vita, amanti a non finire.
Oltretutto, Ottaviano, figlio adottivo di Giulio Cesare e di lui erede dopo le Idi di marzo del 44 a.C., e che solo nel 27 a.C. venne acclamato Augusto, intendeva attuare questa trasformazione dello Stato in maniera molto controllata: pur avviandosi verso l'Impero di una sola persona, fingeva di ritornare in realtà alle tradizioni proprie della Repubblica, proclamando i principi del mos maiorum, degli antichi, cioè, rifacendosi ai costumi severi e alle regole in cui il lusso e i modi di vita liberi e sfrenati, a cui oramai tutti erano abituati, dovevano essere aboliti, ripristinando le consuetudini della familia che tutti sembravano avere dimenticato. Mai durante il suo ”regno”, durato praticamente dal 44 a.C. alla sua morte, avvenuta nel 14 d.C. Ottaviano Cesare Augusto volle proclamarsi Imperatore anche se di fatto lo era.
Pacificato il vasto territorio che Roma aveva occupato, posto fine al periodo dei signori della guerra, Cesare e Pompeo, deciso di non ampliare ulteriormente i confini dello Stato, ma solo di difenderli strenuamente, Augusto doveva creare una generale situazione di consensi pubblici che lo portasse ad attuare le sue strategie statali con il più ampio supporto popolare.
In ciò, fin dall'inizio, lo aiutarono la ristrettissima cerchia di amici di cui volle circondarsi fin dal momento in cui era venuto a conoscenza dell'assassinio di Cesare :
- Marco Vipsanio Agrippa, un combattente non nobile, ma di assoluta fedeltà
- Clinio Mecenate, di nobile famiglia etrusca, finissimo politico e rappresentante di Ottaviano nei contatti più complicati, letterato amico di Orazio, di Properzio, Tibullo e Tito Livio, di certa omosessualità a cui Augusto dovette procurare una moglie “ ufficiale “ per gli incontri pubblici.
- Salvidieno Rufo, che sarà anche lui valido generale ma a cui però non fu perdonato da Ottaviano un attimo di debolezza per avere accettato le lusinghe e le promesse di Marco Antonio. La cosa portò Salvidieno prima all'esilio poi al suicidio.
Possiamo dire che Giulia fu sottoposta, fin dai primi vagiti, a condizioni di vita psicologicamente difficili anche se ancora non poteva rendersene conto.
Lo stesso giorno della sua nascita il padre, Ottaviano, decise di liberarsi del vincolo matrimoniale che lo univa alla madre di lei, Scribonia, per convolare dopo appena tre giorni a nozze con Livia Drusilla, importante esponente della gens Claudia. Il fatto è che mentre Ottaviano affermava di essersi invaghito perdutamente della bella Livia, l'accordo politico che scaturiva dal matrimonio portava a un fortissimo legame tra i Giulii (Ottaviano) e i Claudii (Livia). C'era un altro piccolo impedimento al matrimonio che però Ottaviano superò brillantemente con le sue amicizie: la signora Livia era già regolarmente sposata con Tiberio Claudio Nerone da cui già aveva avuto Tiberio (che sarà il futuro Imperatore) ed era al settimo mese di gravidanza di quel Druso che sarà poi uno dei “giovani morti prematuramente” della storia dell'epoca.
Come inizio non c'è male e mette soprattutto in luce sia l'indole del padre di Giulia che le relazioni matrimoniali e famigliari dell'epoca.
Allontanata Scribonia e affidata tutta la “gestione” famigliare della casa a Livia, Ottaviano poteva occuparsi degli affari di Stato, comunque sempre con l'occhio vigile sui giovani rampolli della casa e sui problemi della successione che peraltro, come vedremo, erano molto sentiti anche dalla moglie Livia.
Il fatto è che la casa di Ottaviano Augusto era divenuta in breve tempo molto di più di quello che potremmo definire un asilo–scuola–collegio se pensate che in essa vivevano, sotto gli attentissimi occhi di Livia:
- i figli di lei e di Tiberio Nerone: Tiberio e Druso
- la figlia di Ottaviano e Scribonia: Giulia
-i figli di Marco Antonio e di Ottavia, sorella di Ottaviano: Antonia Maggiore e Antonia Minore
- i figli di Marco Antonio e Fulvia: Marco Antonio Antillo (che venne fatto giustiziare da Ottaviano assieme a Cesarione, figlio di Giulio Cesare e Cleopatra) e Iullo Antonio che avrà una parte fondamentale nella vita di Giulia
- i figli di Marco Antonio e Cleopatra: Alessandro Helios, Cleopatra Selene e Tolomeo Filadelfo
- e infine il figlio Marco Claudio Marcello della sorella di Ottaviano, Ottavia, col primo marito G. Claudio Marcello.
Oltre una decina di giovani importanti personaggi che andavano istruiti, consigliati e soprattutto controllati, e in questa Livia era eccezionale.
Giulia in tutta questa temperie di parenti, amici e coetanei, doveva soprattutto adeguarsi: quello che le mancava era una madre, poiché Scribonia era raramente ammessa alla casa di Ottaviano anche per l'accusa con cui il marito aveva ottenuto il divorzio: adulterio e comportamenti licenziosi con molti dei più importanti nobili Romani. La matrigna Livia andava trattata come un serpente prontissimo ad attaccare alla prima occasione favorevole.
Augusto era sempre più attento e ricreare fittiziamente una Nuova Repubblica e una delle sue principali leggi fu quella “Contro gli adulteri” di cui andava sempre più spesso servendosi per incamerare capitali altrui e comunque colpire avversari politici.
I tempi non erano più quelli in cui il marito o il padre della sposa, scoperta in flagrante, poteva venire uccisa sul posto così come l'amante: ci si limitava (!!) all'esilio e alla confisca dei beni.
La legge, così come tante altre che limitavano il lusso, la professione di religioni orgiastiche o comunque immorali, e le libertà in genere, erano mal sopportate dalla classe nobile e senatoria, ma lasciavano più o meno indifferente il popolo che stava godendo, come mai prima, di un lunghissimo periodo di pace e di benessere interno, pur di non ostacolare le volontà del Princeps.
Giulia sia per la poca sensibilità dimostrata da sempre nei confronti del padre, sia per una sua natura ribelle alle coercizioni, dovette sopportare questa sua prima adolescenza con grandi difficoltà psicologiche.
Poi subentrarono i problemi della successione ad Augusto!
A quattordici anni la ragazza fu data in sposa a quel Claudio Marcello, figlio della sorella del padre, suo cugino quindi, che stava crescendo con lei nella casa condividendo affanni, timori e incertezza proprie dell'età,
Anche lui aveva solo diciassette anni!
Marcello, al momento del matrimonio (25 a.C.) era già in posizione per divenire il successore di Augusto; con una accelerazione dei tempi previsti, gli era stato fatto fare una velocissima carriera pubblica e aveva già partecipato a campagne militari assieme a Tiberio. In più, avendo da qualche tempo Augusto ceduto il suo anello successorio ad Agrippa, a causa di una grave malattia che lo aveva colpito, e saputo di dissapori sorti tra Marcello e Agrippa, si affrettò a spedire lo stesso Agrippa in Siria per calmare le acque e ufficializzare la posizione di erede di Marcello.
Ma Marcello morì improvvisamente a soli 19 anni (23 a.C.).
E qui inizia la serie infinita di morti improvvise e sospette di tutti i parenti di Augusto che non appartenevano alla famiglia Claudia di Livia.
Coincidenze, verità? Non sappiamo, certo è che i sospetti sulla moglie furono fin dall'inizio pesanti.
Fu un matrimonio felice quello tra l'amatissimo figlio della sorella e la figlia di Augusto? La storia non ha voluto darci molte informazioni, ma è certo che i due giovani si conoscevano da tempo, erano belli e potentissimi: l'inizio per una storia d'amore c'è tutto.
Assillato sempre dal problema della successione, Augusto, che non voleva in alcun modo lasciare il potere a Tiberio, con la sua solita mentalità tutta rivolta alla soluzione dei problemi politici e non a quelli affettivi, pensò bene che la fresca vedovanza di Giulia si sarebbe potuta superare con un nuovo matrimonio.
Il marito prescelto fu quel Marco Vipsanio Agrippa, comandante militare a cui Augusto, doveva tutti gli straordinari successi militari della sua vita: Perugia, Azio, Nauloco, le campagne contro i Germani, le vittorie in Siria, in Spagna, ecc, ecc.
È lo stesso Agrippa che poi fece costruire a sua imperitura memoria e gloria quella straordinaria opera d'arte che è il Pantheon di Roma di cui ancora tutti possiamo godere.
Al di là di ogni considerazione relativa alla differenza d'anni tra i due (siamo nell'anno 21 a.C.) con Giulia che ha poco più di 18 anni e Agrippa circa 42, sono proprio i caratteri delle due persone che non possono portare a un matrimonio di affetto.
Agrippa di origini non nobili, ha occasione di divenire fin da ragazzo amico di Ottaviano che vede ben presto in lui il suo braccio armato: uomo robusto e semplice, si dimostra col tempo soldato coraggioso e stratega infallibile. I fatti daranno ragione al futuro Augusto che aveva visto le doti dell'amico fino da quando, praticamente da ragazzi, ,avevano combattuto assieme, agli ordini di Cesare nella battaglia di Munda in Spagna nel 45 a.C. esattamente un anno prima che il mitico Giulio cadesse sotto i pugnali dei cospiratori
Giulia, colta, attratta dalla cultura greca e dai grandi poeti (arriverà a visitare il mitico sito di Troia e ad attraversare lo Scamandro in piena con suo grave pericolo), viveva una vita lontana dai problemi bellici.
Ovviamente il “lavoro” di Agrippa lo portava ad essere costantemente lontano da Roma e dalla famiglia per lunghissimi periodi e questo per Giulia non andava bene!
La ragazza aveva acquisito sicurezza, cultura, amicizie di coetanei più vicini a lei, era giovane bella e potentissima, in più si andava legando con frequentazioni sempre più assidue a un gruppo di intellettuali che come sempre non erano particolarmente vicini al regime Augusteo e alle sue aspirazioni di ricostruire una Respublica rigida e rigorosa.
A questo gruppo di intellettuali, non allineati, appartengono Iullo Antonio, figlio di Marco Antonio e di Fulvia, Tiberio Sempronio Gracco, Tito Quinzio Crispino, Appio Claudio Pulcro, e anche quel Publio Ovidio Nasone autore dell'Arte di amare di cui parleremo tra breve e altri ancora meno noti con cui Giulia condivideva idee, cultura, aspirazioni e spesso anche il letto visto i lunghi periodi di assenza di Agrippa.
Era questo circolo quello che i romani chiamavano factio antoniana, cioè gruppo culturale, fazione, ma con un'accezione più politica che di studi: la tradizione a cui si rifacevano era quella di Giulio Cesare e Marco Antonio orientata a uno stato più liberale e ancora dedito alle conquiste territoriali soprattutto verso Oriente.
Il contrasto con le ideologie politiche di Augusto era evidente: e non era permesso!
Il principale riferimento del gruppo era certamente Iullo, il figlio di Marco Antonio, l'amante più assiduo e sincero di Giulia che pure, anche se sposato con due figli, le rimarrà vicino fino al tragico epilogo della vicenda.
Anche se inserito da Augusto o forse dalla sorella di lui, Ottavia, che lo aveva allevato, nella carriera degli onori fino a diventare Console, Iullo era da sempre attratto dalla cultura e dalla letteratura Greca.
Compose un poema epico in 12 libri (non sappiamo se terminato), Diomedea, che ovviamente non ci è giunto come tutte le opere del periodo contrarie alle ideologie Augustee: già il titolo ci fa capire come la scelta dell'eroe Diomede fosse in aperto contrasto con l'Enea Virgiliano, per cercare nuove e alternative soluzioni alle origini di Roma più di matrice ellenica che non latino-etrusca. Diomede anziché Enea.
Tra gli altri componenti il circolo intellettuale di Giulia anche Tiberio Sempronio Gracco risulta autore di una tragedia, Tieste, che trattava i tragici fatti delle origini degli Atridi Agamennone e Menelao.
Gracco va quasi sicuramente annoverato tra gli amanti di Giulia.
Ma il componente più famoso di questi giovani, dal punto di vista letterario era quel Publio Ovidio Nasone, autore dell'Arte di amare che trovò in Giulia una calda sostenitrice e in Augusto un fiero oppositore in quanto nel poema si sostenevano principi assai liberi di scegliersi e lasciare i partners che più piacevano al momento: l'esatto contrario di quanto sostenevano le leggi Augustee.

Fine prima parte

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Contatti

+039 0516951101
 
redazione@ilcastellano.net

 

 

        Coming soon

 

I contenuti pubblicati in queste pagine sono protetti dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d'autore, legge 633/1941 e successive modifiche ed integrazioni.
È vietata per qualsiasi fine o utilizzo, la riproduzione integrale su internet e su qualsiasi altro supporto cartaceo e/o digitale senza la preventiva autorizzazione.
Immagini, grafici e testi, in originale, riprodotti o tradotti, appartengono ai rispettivi proprietari.

Newsletter

Mantieniti in contatto con noi. Vuoi rimanere aggiornato sulle offerte e novità de il Castellano.net? Iscriviti alla nostra newsletter!