Teodora (prima parte)

  • Scritto da Gabriele Galanti


Fare un breve ritratto di una delle donne, assieme a Cleopatra, più famose dell'antichità non è cosa semplice.
Il problema fondamentale è legato al fatto che non sono molte le fonti storiche che ci aiutano a ricostruire la sua vita: la principale di esse è Procopio di Cesarea (490-565 d.C.) con la sua Storia Segreta, un libello di una trentina di capitoli. Non è tanto importante confermare l'autenticità di questa fonte quanto la sua corretta attendibilità, inficiata dall'odio che l'autore portava nei confronti di Giustiniano e di Teodora che non lo avevano coinvolto nelle attività di governo che lui, ex segretario e consigliere del grande generale Belisario, riteneva di meritare.
L'opera scritta verso il 550 non venne pubblicata all'epoca per il timore che l'autore aveva di essere ucciso dai sicari della coppia imperiale così apertamente aggredita e platealmente insultata.
La storia dell'opera e della sua pubblicazione è curiosa in quanto, dopo essere passata tra le mani di Lorenzo dei Medici a Firenze e di Caterina dei Medici in Francia, fu rinvenuta nella Biblioteca Vaticana e infine vide la luce solo oltre 1100 anni dopo la sua stesura: precisamente nel 1663 a Parigi.
Le accuse a Giustiniano e le maldicenze su Teodora sono veramente tremende e tali da giustificare il timore di Procopio per la sua vita.
L'autore giudica Giustiniano il principe dei demoni, incarnatosi in un imperatore per rovinare il suo popolo, autore della peste che lo aveva colpito e dei terremoti che afflissero le popolazioni sotto il suo regno. Teodora è invece una prostituta salita al trono imperiale solo per mezzo dei suoi strumenti di lussuria.
Con queste premesse e questa fonte risulta dunque difficile tratteggiare un quadro sereno e attendibile della vita di Teodora.
Proviamoci ugualmente !
La ragazza nacque verso il 500 d.C. a Bisanzio, la nuova Roma, meraviglioso luogo di magica bellezza, bagnato su tre lati dal mare, racchiuso tra le sue mura che circondavano i sette colli su cui si estendeva.
Come a Roma la grande passione dei suoi abitanti per i giochi circensi, in specie le corse dei carri, aveva portato la popolazione a suddividere i quartieri cittadini nelle fazioni dei Verdi, Bianchi, Rossi e Azzurri. Se l'Imperatore e il Prefetto della città erano tifosi degli Azzurri, “l'opposizione” era rappresentata dai Verdi.
Alle corse dei carri nell'Ippodromo si accompagnavano rappresentazioni con animali feroci, esercitazioni di acrobati, giocolieri e pantomime.
Teodora appunto era nata da un tale Acacio “guardiano degli orsi” nel circo. Egli apparteneva ai Verdi e il suo incarico era probabilmente più ampio come responsabile dell'organizzazione dei giochi nell'Ippodromo.
La vita media in quel tempo per un uomo non superava i 40 anni e presto ci si sposava e presto si facevano figli. Acacio quando morì, presumibilmente verso il 505, aveva tre figlie: Comitò (dalla lunga chioma) la più grande, Teodora (dono di dio) la seconda, Anastasia (il cui nome era in onore dell'imperatore di quegli anni, Anastasio) la più piccola.
La famiglia era cristiana. Della madre sappiamo poco così come di Anastasia, mentre Comitò fece un matrimonio illustre e generò Sofia destinata a divenire la seconda “patrizia” più importante dell'impero dopo Teodora.
Morto il padre, la madre cercò un nuovo compagno che potesse sostituire Acacio sia nel lavoro all'Ippodromo che nel letto matrimoniale. Lo trovò ma non per molto tempo.
Improvvisamente il coreografo Asterio rimosse lei e il nuovo compagno dall'incarico che era stato di Acacio. Per la donna si apriva la porta del sopruso e della miseria.
Fu a quel punto che la madre delle tre ragazzine dimostrò quel carattere forte, sicuro e indomito e quel coraggio e quell'astuzia che nel tempo vedremo proprie della figlia Teodora.
Agghindate opportunamente le figlie, poste sul loro capo corone di fiori, vestite le ragazze di bianco, le condusse, supplici, all'interno dell'arena.
Quando il pubblico accaldato e assordato dalle grida di incitazione ai combattenti di una “venatione” dove gli uomini dovevano abbattere cervi, orsi e leoni, vide entrare le supplici fece improvvisamente silenzio.
Rivoltesi alla loro fazione dei Verdi non ottennero aiuto alcuno per la loro difficile posizione economica e umana: la madre allora, con grande spirito e opportunismo, si volse alla fazione opposta, quella degli Azzurri, da cui, sorprendentemente, ricevette comprensione, accoglienza e applausi.
La supplica nell'Ippodromo è una delle scene madri della giovinezza di Teodora e spiega perché in futuro l'imperatrice avversò pervicacemente i Verdi.
Teodora inizia così la sua storia con una genuflessione di supplica rivolta al popolo e ai dignitari: la chiuderà nel tempo con una prostrazione di tutti i dignitari, nobili e popolo che si rivolgevano a lei col termine di “Signora” dichiarandosi suoi schiavi.
Nel frattempo il futuro Giustiniano, allora ventenne, il cui nome era semplicemente Flavio Pietro Sabbazio, partito dalla natia Tauresio in Macedonia (oggi Njs in Serbia) si era spostato a Bisanzio per completare i suoi studi, al seguito dello zio militare di nome Giustino destinato nel tempo al trono imperiale .
È su questo periodo della vita di Comitò e Teodora che il biografo Procopio inveisce malignamente e pesantemente: le ragazze erano davvero belle e la madre, come previsto per le giovani dell'epoca, le avviò rapidamente alla carriera della “scena”.
Comitò ben presto brillò per le sue qualità di “attrice hard”, diremmo oggi per le sue performances fisiche sul palco e fuori, che peraltro portarono molta acqua alle inaridite economie della famiglia.
La più giovane Teodora non era ancora “matura per il compito”, ci racconta Procopio, e allora limitava la sua attività a comportamenti “contro natura” verso cui dimostrava passione e quasi una specializzazione professionale.
La ragazza crebbe e “maturò” in tutti i sensi, mostrandosi peraltro attenta, spiritosa e vivace con tutte le compagnie dei mimi con cui si aggregava: era sempre bellissima e molto molto disponibile.
Non era facile, con questo suo modo di vivere, mantenere una relazione con un uomo fisso. Teodora si legò allora a Ecebalo di Tiro, il governatore della Pentapoli di Libia e andò a vivere con lui ad Apollonia in Cirenaica.
Teodora sperava così di realizzare un futuro diverso da quanto gli aveva offerto la sua vita a Bisanzio. Ecebalo però era più vecchio di lei e Teodora non riusciva a mantenersi a lui fedele. Alla fine il governatore decise di scacciarla senza darle il minimo aiuto.
Per rientrare a Bisanzio Teodora doveva percorrere un viaggio di migliaia di chilometri attraverso Africa, Egitto, Palestina, Siria e Anatolia. Come sia riuscita in tale incredibile intento, superando ogni tipo di problema di salute e di necessità economiche, ha del miracoloso.
Ecebalo, a detta di Procopio, al momento del commiato non l'aveva riempita di ori e gioielli ma l'aveva semplicemente allontanata. Ovviamente lo storico nella sua prospettiva denigratoria dice che la giovane risolse ogni problema “con il consueto abuso del suo corpo”.
Dopo questa parentesi di vita in Libia, Teodora appare cambiata rivelando una capacità intellettuale assai forte e determinata. Si avvicinò al mondo religioso e teologico discutendo sui grandi problemi della religione dell'epoca. In Egitto entrò in contatto con il vescovo Timoteo e col teologo Severo con i quali era in grado di disquisire sul dilemma del mondo cristiano che in quel momento si poneva: era la natura di Dio solo divina o anche umana? Venerata come pia e quasi santa, viaggiava con i maggiori prelati di Alessandria sempre coperta di vesti e copricapo neri.
Teodora non era divenuta improvvisamente una teologa o una filosofa, ma certamente il Monofisismo che riconosceva nella figura del Cristo una sola natura, la convinse e la sostenne.
ippodromoChe poi tutta questa trasformazione religiosa, culturale e psicologica sia stata per Teodora l'unica subdola messinscena possibile per superare l'incredibile difficoltà del ritorno a Costantinopoli non sappiamo.
Dobbiamo in ogni caso sottolineare come questa esperienza di vita abbia lasciato una profonda traccia sul futuro che il destino le riservava: la gestione del potere da Imperatrice al fianco di Giustiniano.
Nell'ultima parte del suo infinito viaggio verso Costantinopoli, Teodora raggiunse Antiochia, metropoli siriaca sul fiume Oronte che allora era giudicata, dopo Bisanzio e Alessandria, la terza città del mondo.
Anche qui le corse all'Ippodromo raccoglievano i favori degli abitanti e i rappresentanti degli Azzurri erano i più vicini alla classe agiata. La ballerina Macedonia era la figura più importante di questa fazione, talmente importante da potersi metter in contatto direttamente con Giustiniano, poiché rappresentava ad Antiochia il punto di riferimento degli Azzurri del Levante, collegati a quelli di Bisanzio.
Rientrata a Costantinopoli, fu così possibile a Teodora mettersi in contatto con Flavio Pietro Sabbazio, il futuro “ultimo imperatore romano sul trono dell'antica Bisanzio”.
A parte le illazioni di Procopio sulla natura demoniaca dell'uomo, attestata da numerosi testimoni che lo vedevano aggirarsi per il Palazzo come un fantasma a cui era stata mozzata la testa, Giustiniano, in attesa di salire al trono di Giustino, era un uomo molto attivo e impegnato: e a quarant'anni era ancora scapolo.
Molto preso dal suo disegno di ricostituzione dell'impero, ambiva riportare lo stato anche alla territorialità raggiunta duecento anni prima da Costantino il Grande.
Nel 521 Giustiniano ricopriva la carica (oramai solo onorifica) di Console, quell'istituzione creata quasi mille anni prima dalla Repubblica Romana.
Grandi furono i festeggiamenti e i giochi e i doni offerti alla plebe della città per festeggiare il suo consolato. Fu probabilmente proprio in quel 521/522 che Giustiniano ricevette il Suo “dono di dio”: Teodora, il cui nome in greco ha proprio questo significato.

Fine prima parte

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