Galla Placidia (seconda parte)

  • Scritto da Gabriele Galanti
  • Published in Storia

Portata, o meglio costretta da Alarico a lasciare Roma, iniziò per Galla Placidia un periodo di alcuni anni che non dovette essere né facile né piacevole, almeno all'inizio.
E' evidente che la ragazza, bella come ci dicono i ritratti superstiti e giovane (1) (aveva all'epoca circa 18 anni), dovette adeguarsi alla vita dei Visigoti nomadi e comunque ben lontani dagli agi della corte imperiale romana. Furono lunghi trasferimenti nel sud d'Italia, in Campania, in Lucania, in Calabria da cui Alarico cercò inutilmente di passare lo stretto.
Rientrato a Cosenza, il re si ammalò e improvvisamente morì. Aveva circa 40 anni.
Secondo la leggenda, per seppellirlo i Visigoti deviarono momentaneamente il corso del fiume Busento e, affinché il luogo della tomba con tutti i suoi tesori rimanesse segreto, riportarono il letto del fiume nel suo originale alveo. Tutti gli schiavi che avevano svolto fisicamente l'operazione e che quindi erano al corrente del luogo della sepoltura, vennero uccisi.
Dice Carducci:
“Dormi o re, ne la tua gloria!
Man romana mai non vìoli
la tua tomba e la memoria”
Il successore di Alarico fu suo cognato Ataulfo (2). Costui continuò con le peregrinazioni sue e del suo seguito (sempre con Galla Placidia) nel sud d'Italia e poi su a nord fino in Gallia dove sconfisse un usurpatore che consegnò ai Romani sperando nella riconoscenza.
Ma Onorio rivoleva sua sorella.
Ataulfo si spostò allora prima a Marsiglia poi a Narbona dove nel 414, per interesse e anche per piacere, sposò la ventiduenne Galla Placidia (altra fonte dice che il matrimonio era già avvenuto tre anni prima a Forlì).
L'unione tra una principessa imperiale e il re dei Visigoti avrebbe dovuto, nell'ottica politica di Ataulfo, riavvicinare i due popoli e risolvere il problema della mancanza di figli da parte di Onorio.
Fu un matrimonio ricco e sfarzoso durante il quale il re restituì alla sposa gran parte dei tesori provenienti dal Sacco di Roma. Non sortì però l'effetto voluto poiché Onorio non lo riconobbe, peggio, fece ricominciare la caccia ad Ataulfo da parte dell'esercito romano.
Iniziò così per Galla Placidia un nuovo viaggio verso la Spagna, ma questa volta, come aggravante per gli spostamenti, c'era un pancione di quasi nove mesi.
A Barcellona nacque Teodosio (come il nonno materno per inserirlo nella linea di successione imperiale); qui però il piccolo morì e fu sepolto.
I Visigoti non amarono questo tentativo di avvicinamento del loro re a Roma e, poco tempo dopo, anche Ataulfo cadde vittima di una congiura.
Dopo un inizio difficile pare che fra i due sposi fosse scoppiata la passione e pertanto Galla dové subire la perdita di un figlio e di un marito amato. La povera regina in balia ora dei successori di Ataulfo li seguì fin quasi in Africa, ma poi per sua fortuna poté essere liberata e rientrare a Roma prima e a Ravenna poi.
Alla corte ravennate l'attendeva una pesante decisione di Onorio: l'imperatore voleva che lei sposasse il suo liberatore, generale Costanzo che diventerà imperatore Costanzo III (3). Galla Placidia, che già aveva subito almeno inizialmente il matrimonio con Ataulfo, si oppose pesantemente a questa nuova unione con un uomo che non conosceva e che per di più aveva fama di essere più che sgradevole: repellente. Non ci fu nulla da fare contro il volere di Onorio e nel giugno 417 i due si sposarono.
E qui i casi sono due: o Galla Placidia era poi alla fine di bocca buona come si suole dire, oppure Costanzo aveva “argomenti” che la signora non poté disdegnare.
Nell'arco di due anni infatti nacquero Giusta Grata Onoria, nello stesso 417, e nel luglio 419 Placido Valentiniano che nominato nobilissimus dallo zio Onorio, diventerà l'imperatore Valentiniano III (4).
Morto rapidamente anche Costanzo III dopo qualche anno di matrimonio e col peggiorare dei rapporti col fratello Onorio, Galla Placidia e i figli si rifugiarono a Costantinopoli alla corte di quel Teodosio II (5) (figlio di Arcadio) che era in definitiva suo nipote.
Questo imperatore, essendo stato nominato Augusto giovanissimo, poté vantarsi di aver tenuto il regno più lungo di tutta la storia di Roma: 49 anni !
Durante il suo impero si ebbero importanti disordini a sfondo religioso che portarono Ipazia, la più grande maestra delle scienze matematiche e astronomiche e della filosofia neoplatonica dell'antichità, ad una morte atroce: trascinata nella chiesa di San Cesario fu denudata e fatta a pezzi e infine, lei pagana, bruciata da fanatici cristiani.
Teodosio II non era né un uomo di stato né un militare ma amava le scienze, la storia e la teologia e fu comunque fondamentale il suo aiuto per mettere sul trono di Occidente, morto Onorio, il figlio di Galla Placidia, Valentiniano III.
Galla che fino a quel momento aveva avuto di occuparsi della sua vita tra fughe, rapimenti, prigionie, matrimoni, figli e attività di fervente cattolica, si trovò così a dover reggere il regno in nome del figlio minore.
Dal 425 da Roma e dal 426 da Ravenna, la Sovrana iniziò così un periodo di 12 anni di reggenza dell'impero d'Occidente.
Consapevole della situazione e comunque forte del fatto che tutt'ora ricopriva la carica di Regina dei Visigoti con diritto di avere al suo fianco la fedele guardia imperiale, Galla Placidia con grande determinazione anche religiosa contrastò con forza gli avversari dell'Impero e si sforzò affinché il regno mantenesse una rigorosa linea politica.
Sul fronte militare dovette affrontare una situazione assai complicata fra tre importanti e competenti generali: Felice, Bonifacio, ed Ezio che aveva la sua principale carta vincente nei buoni rapporti con gli Unni di Attila.
Molto complicate furono le vicende fra i tre pretendenti al titolo di Magister militum: alla fine la spuntò Ezio seppure inviso a Galla Placidia.
Nel 437 Valentiniano divenne maggiorenne e sposò Licinia Eudossia, figlia di Teodosio II nipote di Galla. Con la maggiore età del figlio la Sovrana depose ufficialmente la reggenza ma non la sua importante influenza sulla corte. Ella continuò a contrastare la potenza di Ezio consigliando il figlio di favorire l'ascesa di personaggi che ne limitassero il prestigio e l'influenza evitando così che l'ombra del Generale offuscasse troppo quella dell'Imperatore.
Ma è nel 449 che Galla Placidia dovette affrontare la grana più grossa della sua vita.
Come più sopra ricordato, Galla aveva avuto dal “repellente” Costanzo III due figli: prima Onoria (6) poi Valentiniano. Il ragazzo che non era certamente un politico equilibrato, come dimostrerà nel 454 pugnalando a morte il suo Generale Ezio, con il timore che la sorella, Giusta Grata Onoria, con un matrimonio avventato potesse mettere in pericolo il suo trono, obbligava la ragazza a mantenere un riserbo forzato, lontana da ogni possibile occasione matrimoniale.
La ragazza, bella come la madre ma non altrettanto avveduta politicamente, come tutti i giovani sani, era carica di ormoni e di sogni di trovare il suo principe azzurro. Per di più principessa, figlia di imperatore e di parenti altolocati, coltivava aspettative che però fece presto a ridimensionare. Vista la sua semi clausura si prese un modesto intendente e ciambellano di corte: certo Eugenio.
I due amanti non erano né furbi né cauti, si fecero così scoprire banalmente in una posizione che non ammetteva dubbi. Il giovane fu giustiziato sul posto e la ragazza, solo per il “pesante” intervento della madre, se la cavò con un parcheggio in convento, in attesa di un anziano e disponibile senatore che non avrebbe certo creato problemi al trono del fratello.
A questo punto però Onoria, che fino a quel momento aveva dimostrato solo doti fatue e capricciose, ebbe un colpo di genio.
Dal convento fece partire un messo di sua fiducia con il suo anello, con tanto di sigillo imperiale, e una lettera per il re degli Unni a cui si diceva pronta a sposarlo.
Qui occorre fare una precisazione: se parliamo di Attila, re degli Unni, Flagello di Dio, dobbiamo scordarci l'immaginario creato dalla propaganda di secoli. Attila non era quel barbaro sanguinario razziatore di uomini, donne e cose esempio unico di crudeltà e oscurantismo che hanno voluto farci credere. Era un re di una popolazione limitrofa all'impero di Roma con cui aveva contatti e scontri da tempo ma anche scambi militari e possiamo dire culturali. Per di più Attila era quasi di casa alla corte in quanto in stretti rapporti con Ezio il capo militare dell'Impero.
Non va dimenticato poi che la stessa madre di Onoria veniva da una storia, seppure coatta, con un re barbaro con cui era convolata a nozze ed era tutt'ora Regina dei Visigoti.
La “richiesta“ di Onoria ad Attila era meno folle di quanto si potesse pensare: la follia era solo relativa a quanto Attila chiese per passare sopra al “disonore” della fanciulla. Il re Unno faceva una richiesta matrimoniale pari a possedimenti per circa metà dell'Impero !
Se per un attimo la mente di Galla Placidia può aver pensato che pur di liberarsi di questa vivace figliola poteva andar bene anche il re degli Unni, la ragione di stato ebbe il sopravvento.
Le richieste di Attila furono rifiutate, gli Unni scesero in Italia fino alle porte di Roma dove però più che le parole di persuasione di Papa Leone (7) i fatti convinsero Attila a ritirarsi. L'esercito era stanco, decimato dalle febbri, Ezio con le truppe imperiali era in arrivo e la speranza di ottenere col matrimonio la metà dell'Impero era oramai una chimera.
E così il re degli Unni rientrò in patria senza sconfitte, senza moglie e senza terre: morì qualche anno dopo (453) proprio durante il suo banchetto di nozze con la principessa Imilde.
Galla Placidia approfittò della situazione e spedì di gran corsa la figlia a Costantinopoli per sottrarla alle ire del fratello.
Quest'ultimo episodio di una vita difficile, e estremamente movimentata, portò la Sovrana a concentrarsi sempre più sui suoi interessi religiosi al punto che trascorreva gran parte della giornata in chiesa, lontana dai problemi dell'Impero che era ormai prossimo al disfacimento e al crollo totale.
Galla Placidia morì alla fine di novembre del 450 a Roma dove era andata ad incontrare il Papa.
Il Mausoleo di Galla Placidia (8), nei pressi della Basilica di San Vitale a Ravenna, racchiude alcuni dei più straordinari mosaici della cristianità e, anche se la grande Sovrana non riposa lì, la tradizione vuole che un sarcofago (9) all'interno del Mausoleo, accolga le spoglie del figlio, l'imperatore Valentiniano III.

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