Sant'Elena imperatrice (prima parte)

  • Scritto da Gabriele Galanti
  • Published in Storia

Eilan, questo il suo nome di origine celtica, era, a detta di Sant'Ambrogio, una  stabularia cioè una ragazza addetta alle stalle della locanda in cui lavorava a Drepano nel golfo di Nicomedia, nell'attuale Turchia.
Che poi fosse la figlia dell'oste o meno, ha poca importanza poiché siamo in un'epoca (circa il 250 d.C ) in cui se non hai nobili natali devi difenderti con le apparenze fisiche: e lei doveva essere di bell'aspetto se il tribuno romano Caio Flavio Valerio Costanzo detto Cloro (cioè “pallido”), di stanza da quelle parti al servizio dell'Imperatore Aureliano che aveva dei conti in sospeso con Zenobia regina di Palmira, la adocchiò.
Costanzo Cloro dovette innamorarsi profondamente della ragazza, poiché fece di tutto per nobilitarla: primo cambiò il suo nome di antica origine celtica nel più fatale ed aulico Elena poi le diede il cognome di famiglia, Flavia  Costanza. Così quando nacque il figlio della coppia, Costantino (nel 272 d.C.) Elena volle che fosse educato a corte, nella reggia di Diocleziano a Nicomedia, prevedendo per il ragazzo un futuro brillante.
Non sappiamo se la coppia fosse veramente sposata oppure se lei vivesse con Costanzo come concubina: essendo i due di religione pagana tutte le soluzioni erano possibili e poi nel frattempo Costanzo era divenuto Prefetto del Pretorio di Massimiano Augusto Tetrarca della parte occidentale dell'Impero.
Diocleziano, con la sua riforma, aveva infatti diviso l'Impero Romano in due parti, una occidentale e una orientale, con a capo due Augusti a cui avrebbero dovuto succedere nel tempo due Cesari. Era la famosa riforma della Tetrarchia.
Elena, che sembrava intoccabile nella sua posizione della moglie del Prefetto del Pretorio, aveva nel frattempo, con una scelta coraggiosa perché contraria a quella dell'Imperatore Diocleziano, aderito alla più austera religione del tempo: il Cristianesimo.
In quel periodo Costanzo Cloro era in Britannia dove continuava a mietere successi militari e nel 296, subito dopo la sottomissione di una tribù ribelle locale, venne acclamato dalle truppe “Imperator”. Era un problema per Diocleziano che si stava godendo la sua “pensione” nel magnifico Palazzo sul mare a Spalato: la riforma della Tetrarchia da lui voluta poteva essere messa in discussione! Per salvare il suo sistema Diocleziano ordinò al collega Massimiano (6) (l'altro Augusto) di adottare Costanzo Cloro e di dargli in moglie la figlia Teodora Massimiana in quanto Costanzo non avrebbe potuto mantenere un'unione coniugale con una persona di origini plebee. Tutto questo prevedeva per Costanzo di lasciare Elena e sposare Teodora (da cui poi avrà due figli).
Sarà perché forse con il tempo l'amore per Elena si era un po' affievolito, sarà perché l'ordine dell'Imperatore andava eseguito, Costanzo lasciò Elena e sposò Teodora.
Elena Flavia Costanza era di origini umili, ma donna di grande carattere e ingegno e così pensò bene di assumere subito il titolo di Giulia: era o non era la “ex” di un Cesare ?
E aspettò. Privata in un solo atto di tutti i suoi affetti, marito e figlio, e della sua posizione sociale, Elena si comportò da vera “ domina”, si ritirò in silenzio e conducendo una vita senza recriminazioni. Ma si era messa sulla sponda del fiume ad attendere che i cadaveri dei nemici passassero portati in braccio dalla corrente!
Nel 305 Diocleziano e Massimiano abdicarono in favore dei Cesari e così Costanzo Cloro e Galerio divennero Augusti. L'anno dopo però la svolta: Costanzo Cloro trova la morte in quella stessa Eburacum (York) dove novantacinque anni prima, anche Settimio Severo, sul letto di morte, aveva cercato invano di riappacificare gli insanabili contrasti tra Geta e Caracalla. Il sistema della Tetrarchia a questo punto salta: Costantino che era riuscito a raggiungere da poco il padre in Britannia  sfuggendo alla corte di Galerio dove era ospite-ostaggio, reclama l'Impero per diritto di nascita e le truppe lo acclamano Imperator.
Il resto è storia nota: fatto fuori il vecchio Massimiano di cui aveva sposato la figlia più giovane Fausta, Costantino si proclama Augusto d'Occidente e poi si dirige contro Massenzio , figlio di Massimiano, a Roma.
Elena ritorna in auge, perché pare che sia stata lei stessa a suggerire al figlio di avvicinarsi al Cristianesimo, a cui già lei stessa aderiva, usandolo come strumento di vittoria. A Ponte Milvio Massenzio finì annegato nel Tevere. Che poi le truppe usassero o meno il labar) Costantiniano con il Cristogramma e la scritta “In hoc signo vinces” a seguito del sogno premonitore della notte precedente il combattimento, è materia più di agiografia che di storia.
Fu probabilmente opera di Elena che manteneva stretti rapporti con il papato, se Costantino sia poi stato benedetto da Papa Silvestro e addirittura guarito da una grave malattia.
Negli anni seguenti assistiamo da un lato al disfacimento del sistema voluto da Diocleziano che da Spalato tentava inutilmente di arginare l'evolversi della realizzazione di un Impero con un unico sovrano, dall'altro nell'attività incessante di Costantino e di Elena alla trasformazione dell'Impero in una unica grande Ecclesia. Nel fatidico 313 si spegne l'astro di Diocleziano e delle sue persecuzioni contro i cristiani mentre viene pubblicato a Milano l'Editto di Costantino che prevede per tutti i cittadini la libertà di professione per la fede che desiderano e quindi anche per quella di Cristo; con Teodosio e l'Editto di Tessalonica del 380 arriveremo alla proclamazione del Credo Niceno come unica religione di stato e alla proibizione dell'Arianesimo e dei culti pagani.
L'opera di Elena Flavia Costanza Giulia non era ancora conclusa ma aveva fatto insperati passi in avanti: alla fase di costruzione andava fatto seguire ora l'opera di consolidamento.
Il figlio, il tanto amato figlio, sconfitto infine anche  Licinio, nel 324 venne a trovarsi così solo ed unico Sovrano dell'Impero.
Fu in quel periodo che madre e figlio perseguirono le loro ultime grande idee: Costantino dall'Oriente, in cui era andato per sconfiggere Licinio ultimo ostacolo al suo regno da unico Imperatore, incominciava a concepire il grande progetto di trasformare Bisanzio nella capitale della cristianità e dell'Impero, chiamandola in suo onore e gloria città di Costantino, quella Costantinopoli che avrebbe retto per oltre mille anni ancora agli assalti di tanti nemici.
Elena Flavia Costanza Giulia e ora anche Augusta, per volere del figlio come madre dell'Imperatore, incominciava ad accarezzare il sogno di divenire Santa. Continuò ancora più assiduamente la sua vicinanza con Papa Silvestro contribuendo con donativi ed elargizioni di beni alle chiese mostrando particolare interesse all'organizzazione di quell'enorme pletora di persone che in qualità di preti e suore “inondarono” più tardi la vita dei primi anni del Medio Evo.
Elena condusse in questo periodo una vita assolutamente semplice e lontana dai lussi a cui poteva accedere, confondendosi coi semplici fedeli durante le funzioni religiose ed accogliendo alla sua mensa i poveri e gli indigenti servendoli essa stessa durante i pasti, memore della sua passata attività nell'osteria del padre. L'Augusta dovette approfondire anche la sua cultura delle Sacre Scritture e della vita del Cristo probabilmente avvalendosi di un gruppo di studiosi e di religiosi specializzati nello studio del culto e della vita del Salvatore.
È a questo punto della storia che dobbiamo affidarci alle fonti per cercare di ricostruire i fatti relativi alla inventione  (dal latino invenire cioè trovare) della Sacra Croce. Chi ci assiste è in particolare Eusebio di Cesarea autore di una Vita di Costantino scritta qualche anno dopo la morte dell'imperatore (327 d.C)
In quegli anni era avvenuta una tragedia all'interno della famiglia imperiale: Costantino temendo una congiura ai suoi danni o comunque una tresca che lo vedeva coinvolto, fece uccidere prima il figlio Crispo poi la madre di lui e moglie sua, Fausta figlia di Massimiano (facendola gettare nel bagno di acqua bollente) accusati di essere amanti, e in più anche il nipote Liciniano di soli 11 anni, figlio della sorella. Tale ferocia fu aspramente condannata. Lo storico Zozimo del V secolo ritiene nella sua Storia Nuova questo pluriomicidio insopportabile e ingiusto. A questo punto Elena ha circa 75 anni e Costantino circa 50: che sia stata una “incapacità cristiana” a sopportare l'ingiustizia delle uccisioni e cercare un viaggio di espiazione e un pellegrinaggio di purificazione, o in ogni caso che Costantino avesse bisogno di un gesto forte della corte imperiale per addolcire il cuore offeso dei cristiani tutti e che quindi sia stato l'Imperatore a spingere la madre, pure notevolmente anziana, a intraprendere il viaggio, è certo che Elena lasciata la reggenza di Roma e dell'Occidente, decise di partire per la Terra Santa.

FINE PRIMA PARTE

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