Zuppa imperiale

  • Scritto da Pietro Brini

Tratto dal libro: Salina, bei tempi in cucina. Cucina, tradizioni e altre storie di  Pietro Brini ©In.edit edizioni 2012

Questa è una minestra che molti conoscono e che è sempre stata un classico della cucina emiliana. È anche molto buona con molta resa e buon effetto.

Ma io la odio!

Il 16 maggio del 1948 (secolo scorso!) io e mia sorella ricevemmo la prima comunione.

Era stata invitata a pranzo un bel po' di gente, parenti e amici. Nel menù c'era la zuppa imperiale. Allora, il frigo era una ghiacciaia con una stecca di ghiaccio. Evidentemente si era abbondato nella quantità e di zuppa ne rimase un bel po'. Ne mangiammo per una settimana! Essendoci molto burro, il tempo non aveva giocato a favore della zuppa che emanava, ogni giorno di più, il classico odorino di rancido (detto Êgar).

Da allora per me la zuppa imperiale ha un conto aperto. Ma siccome è buona, vi dico come la faceva mia madre:

1 uovo; Una noce di burro; Un cucchiaio raso di semolino; Un cucchiaio colmo di parmigiano.

Aggiungere una fetta di mortadella e una di prosciutto tritato finissimo.

Amalgamate il tutto e cuocete al forno in uno strato sottile (un dito).

Tagliatela a piccoli dadi e mettetela nel brodo bollente.

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